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Nel laghetto a Cannara spunta la pericolosa tartaruga azzannatrice: "Con un morso può amputare di netto la falange di un dito"

L'esemplare, in buone condizioni, è stato affidato in custodia all'erpetologo Carlo Guidi dello Zooproject di Perugia, una delle poche strutture in Italia autorizzata alla detenzione di rettili pericolosi. E' un animale la cui commercializzazione è vietata dalla legge

Recuperato e sequestrato un esemplare di tartaruga azzannatrice, animale considerato pericoloso per l'uomo e per la fauna autoctona. E' stato ritrovato in un laghetto privato a Cannara dopo la segnalazione del proprietario che si era accorto della presenza della tartaruga. Qualcuno dunque dopo l'acquisto illegale ha cercato di abbandonarla in natura. I Carabinieri Forestali del Nucleo CITES hanno spiegato che la tartaruga azzannatrice è piuttosto aggressiva quando è fuori dall'acqua; ha un corpo robusto, una lunga coda, muscoli del collo particolarmente sviluppati, che le consentono di sferrare abili morsi; ha una struttura ossea mascellare - "becco corneo" - che le consente di sferrare morsi potenti e pericolosi anche per l'uomo, potendo amputare di netto le falangi delle dita.

In Italia ne è vietata la vendita e la detenzione in quanto specie ricompresa tra quelle, di cui al DM 19.4.1996, considerate pericolose per la salute e la pubblica incolumità: introdotte illegalmente vengono poi abbandonate in natura una volta cresciute e diventate difficili da gestire.
L'esemplare recuperato dai Carabinieri Forestali ha un carapace di 25 cm; presenta già una taglia importante, segnale di un lungo tempo in cui ha potuto esercitare la sua voracità nell'habitat locale privo di specie antagoniste per lei, può rappresentare un pericolo anche per la nostra Emys orbicularis, unica specie autoctona di tartaruga d'acqua. L'esemplare, in buone condizioni, è stato affidato in custodia all'erpetologo Carlo Guidi dello Zooproject di Perugia, una delle poche strutture in Italia autorizzata alla detenzione di rettili pericolosi. Per la nostra Regione non è il primo rinvenimento, un esemplare venne recuperato già nel 2010 ad Otricoli ed un altro nel 2012 a Gubbio.

"Il ritrovamento - ha spiegato l'esperto Guidi - sempre più frequente di tartarughe azzannatrici nei nostri corsi d'acqua dimostra quanto sia facile l'adattamento di questi animali di origine Nord Americana al nostro ambiente. Sono in grado di fare letargo e quindi superare bene i nostri inverni. La Chelydra serpentina può raggiungere i 70 cm di carapace e qualche decina di kg di peso. Ogni volta che si introduce un essere vivente non autoctono in un ambiente si va a rompere il delicato equilibrio che esiste all'interno di qualsiasi ecosistema. Sarebbe auspicabile "bonificare" i nostri territori da questi animali, combattere la detenzione illegale per salvaguardare le popolazioni autoctone di pesci, anfibi, rettili ed anche uccelli".

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