GRIFONERIE: tre ostacoli per il Perugia di Oddo sulla strada per la Serie A

Ospitiamo il parere del giornalista perugino Claudio Sampaolo sul momento dei biancorossi, reduci dal pareggio interno con il Cosenza, quando mancano ormai solo quattro giornate alla fine del girone di andata

Il 2-2 col Cosenza ha confermato che Massimo Oddo ha tre problemi, uno per reparto. Ma mentre su difesa e centrocampo c’è bisogno dell’intervento della società (mercato di gennaio), per l’attacco occorre una sana riflessione da parte dell’allenatore sul mix di giocatori offensivi schierati, sulla loro compatibilità rispetto ad una compattezza di squadra che spesso va a farsi benedire. Vediamo questi tasselli uno per uno.

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DIFESA - Manca Angella, e questo lo sappiamo, anzi ci crediamo sulla fiducia visto che le sue apparizioni sono state davvero fugaci. Manca di sicuro uno capace di comandare la difesa, che faccia reparto con Gyomber, scalando dietro quando lo slovacco esce addosso all’uomo. Per capirci bene: quello che fa Bonucci nella Juve, il libero di qualche decennio fa. Fin qui Oddo s’è dovuto arrangiare con quello che ha, ma è apparso evidente che Falasco non ha i movimenti del centrale, che Sgarbi ancora ha lunghe pause di concentrazione ed altre soluzioni (difesa a tre) implicano l’utilizzo di un altro terzino (Rosi o Di Chiara) come marcatore. Non ci siamo. Palla a Goretti.

CENTROCAMPO - Potremmo cavarcela così: Nicolussi 19 anni, Kouan, Konate e Dragomir 20, Carraro 21, Balic 22. Mai visti tanti giovani tutti assieme per formare un reparto di una squadra che (Goretti docet) dovrebbe vincere il campionato, pena accusa di fallimento in capo a Oddo. E anche qui, esattamente come in difesa, c’è urgenza di un centrocampista di esperienza, ammesso che se ne trovi uno bravo, già allenato e disposto a scendere di categoria. Uno che tiri le orecchie a Carraro quando fa passaggi “no look” in zone pericolose del campo, uno che gestisca l’irruenza di Kouan, il rendimento altalenante dentro la stessa partita di Dragomir, la ricerca costante della giocata ad effetto di Nicolussi, che però è forse il migliore del gruppo, con numeri di alta scuola, da usare a piccole dosi. Domenica sera tra centrocampisti e difensori (Nzita) c’è stato un florilegio di colpi di tacco e triangoli stretti in mezzo ad un esercito di avversari, quasi tutti inutili, pleonastici. Anche qui: palla a Goretti.

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ATTACCO - Se è vero, come ha recentemente spiegato Max Allegri, che le grandi squadre si costruiscono a cominciare dagli attaccanti, dal loro lavoro in pressing sulla costruzione avversaria, dalle diagonali per impedire i passaggi, dai rientri profondi, con lo schieramento di Oddo non ci siamo proprio. Tre giocatori offensivi non si reggono, Iemmello più altri due significa regalare tre uomini alla squadra avversaria. Uno schieramento che non attua nessuno in Italia, nemmeno la Juventus che pure, con centrocampisti di peso nel mezzo potrebbe anche permetterselo.

SOLUZIONI POSSIBILI - Dice: Oddo gioca così, si sapeva. No, Oddo a Pescara, nella sua migliore stagione, quella della promozione in A, aveva tre giocatori offensivi così disposti: Lapadula, più Caprari che girava attorno, più Benali, vero ago della bilancia. Cioè un “tuttocampista” abile a fare la mezzala, il trequartista e l’attaccante nel corso degli stessi 90’. Uno capace di rinforzare il centrocampo, riconquistare palloni, far ripartire l’azione e anche concludere. Un mix di competenze che non fanno parte del bagaglio di nessuno dei cinque attaccanti in rosa con Iemmello. Non a caso Oddo ha provato a farsi prendere Benali fino all’ultimo giorno di mercato. Come ovviare, allora? Pensiamo che il ruolo di Nainggolan a Cagliari, o quello di Kucka a Parma siano da prendere d’esempio. Entrambi partono da centrocampo per aggiungersi alle due punte che spesso si allargano. Ed i risultati ottenuti da Maran e D’Aversa sono sotto gli occhi di tutti. Ora come ora Oddo potrebbe provare due punte più Falzerano, oppure Nicolussi Caviglia che ha tempi di inserimento da dietro e calcia con tutti e due i piedi, diventando per questo una mina vagante se si infila centralmente. L’allenatore può aver ragione ad insistere in un solo caso: la sua squadra guida la partita per 80’, gioca sempre nella metà campo avversaria, va in pressing alto e costante, asfissia gli avversari. Queste cose però in Italia le fa solo l’Atalanta, e tralasciando che Gasperini gioca con una punta più due fuoriclasse (Gomez, Ilicic), anche in questo caso il grande dominio non porta sempre tre punti. All’Olimpico contro la Lazio 3-0 dopo il primo tempo, 3-3 alla fine. Palla a Oddo.

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