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Ora vive in una comunità protetta e segreta dopo aver subito l'inferno in casa

La vicenda riguarda una donna di 39 anni, cittadina italiana e residente a Perugia, ma di origine marocchina, tale S.N., che sposa un suo connazionale, Y.B. Dopo aver scoperto, nel mese di novembre del 2016, che costui le aveva rubato numerosi oggetti preziosi e denaro per un valore complessivo di circa 10.000 euro, decide di lasciarlo, avviando l'iter giudiziario finalizzato al divorzio ed invitando l'uomo a lasciare l'abitazione.

Da lì comincia il suo incubo. Y.B. comincia ad aspettarla sotto casa con cadenza quasi quotidiana, continui sono i tentativi di accedere all'interno dell'abitazione della donna a tutte le ore del giorno e della notte, sventati solo dalla precauzione adottata abitualmente dalla donna stessa di bloccare la porta con un gancio, temendo che l'uomo potesse, così com'è stato, aver duplicato le chiavi di accesso al palazzo ed all'appartamento. Tentativi di accesso accompagnati da minacce di darle fuoco affinché ciò fosse di monito per tutte le altre mogli. Le minacce non provengono solo da lui, ma anche dalle sorelle di lui, le quali le telefonano ripetutamente minacciandola di darle fuoco o di mandare terze persone a farle del male. Ma gli episodi non si esauriscono qui. Nel mese di gennaio di quest'anno, intorno alle 4 del mattino, l'uomo cerca nuovamente di accedere all'interno dell'abitazione della donna. Non riuscendovi, probabilmente ubriaco, la chiama ad alta voce dal pianerottolo. Lei a questo punto chiama il 113 ma quando gli agenti giungono sul posto lui era già scappato.

Gli agenti, tuttavia, trovano davanti alla porta due bottiglie piene di alcool etilico ed un anello che la donna riconosce come appartenente al marito. Tali oggetti sono stati posti sotto sequestro da parte degli agenti. Sempre nel mese di gennaio di quest'anno, dopo aver accompagnato il proprio figlio all'asilo, rientra a casa ma, una volta aperta la porta di accesso all'appartamento, improvvisamente compare Y.B., il quale insiste perché lei lo faccia entrare. Visto il deciso rifiuto della donna, l'uomo la spinge violentemente all'interno, entra anch'egli in casa e dapprima la percuote violentemente sul volto, poi estrae un oggetto tagliente e le provoca numerose escoriazioni sanguinolente sul viso. La donna chiede aiuto ad alta voce e lui, spaventato, scappa via. Immediatamente dopo, la donna contatta telefonicamente la Polizia e giunge sul posto una pattuglia, ma l'uomo era già scappato.

Tutto questo in violazione di un espresso provvedimento di divieto di avvicinamento e comunicazione emesso già a dicembre dall'Autorità Giudiziaria a carico di Y.B. nei confronti di S.N. In numerosissime occasioni quest'ultima, uscendo di casa ed intravedendo l'uomo fuori dal portone del palazzo ad attenderla, riprendeva l'ascensore e rientrava in casa, rinunciando ad uscire. Una mattina di aprile di quest'anno, rientrando a casa dopo aver accompagnato il figlio all'asilo, S.N. trova ad aspettarla davanti al portone del palazzo in cui abita Y.B., il quale tenta un approccio verbale, ma vista l'indifferenza della donna che continua a camminare verso il portone senza rispondergli, le frappone una gamba davanti, facendola cadere e provocandole un forte ematoma in testa. Il 3 giugno scorso, la donna si reca a prelevare al bancomat ed incontra casualmente la sorella di lui, la quale la insulta pesantemente, tanto da indurre tutti i nordafricani presenti a sputarle addosso perché vestita, secondo loro, troppo succintamente. N

aturalmente, tutti gli episodi descritti sono stati oggetto di ben 7 querele. Attualmente la donna, difesa di fiducia dall'Avv. Pasquale Forciniti, si trova in una località segreta ed è sottoposta ad un programma di protezione. Da ultimo, il 3 luglio scorso, il Sostituto Procuratore della Repubblica Dott.ssa Greco ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a Y.B. in qualità di indagato ed all'Avv. Forciniti, in qualità di difensore di S.N. Si attende, dunque, l'inizio del processo. Il 21 luglio prossimo si celebrerà anche l'udienza, stavolta in sede civile, conclusiva del procedimento per la conferma definitiva dell'Ordine di Protezione, già concesso in via provvisoria dal Giudice Dott.ssa Ilenia Miccichè.

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