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Vigilanza Privata, nessun riscontro dai ministeri del Lavoro e dell’Interno alle richieste di incontro dello scorso anno.

Ancora nessun risposta alle richieste di incontro dei sindacati trasmesse ai ministeri del Lavoro e dell’Interno a novembre dello scorso anno sullo stallo dei negoziati di rinnovo del contratto del contratto nazionale di lavoro della Vigilanza Privata e Servizi Fiduciari, scaduto dal 2015, applicato ai circa 70mila addetti del comparto dei servizi. In due nuove missive inviate ai due dicasteri le federazioni di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, nel rinnovare la richiesta di incontro e di avvio di un confronto in sede istituzionale finalizzato alla risoluzione della vertenza, accendono nuovamente i riflettori sullo stato in cui verte il settore e sulle trattative, al palo nonostante i molteplici tentativi di riavviare il confronto in un sistema che opera prevalentemente in regime di appalto e particolarmente esposto al dumping. I sindacati puntano il dito contro le procedure di assegnazione delle gare di appalto indette da committenze centrali, regionali e locali, in cui il prezzo del servizio è persino inferiore al costo del salario.

Il contenimento dei costi, denunciano i sindacati, si realizza anche con la riduzione delle guardie giurate – con decreto e porto d’arma – a fronte di un aumento del numero degli addetti generici, senza decreto e disarmati ma anche con l’applicazione della contrattazione in dumping sottoscritta da organizzazioni sindacali non rappresentative falsando le regole di una corretta concorrenza. I sindacati richiamano inoltre le Prefetture a svolgere i compiti di vigilanza e controllo delle norme esistenti, compreso il potere di revoca della licenza alle aziende irregolari. A complicare la situazione il mancato aggiornamento delle tabelle per la determinazione del costo del lavoro – ferme al 31 dicembre 2015 – con l’inevitabile impatto sulle gare di appalto e sulle committenze a svantaggio dei lavoratori e sulla qualità del servizio reso.

Durante le assemblee promosse nei mesi scorsi dai sindacati nei luoghi di lavoro per informare i lavoratori sullo stato della vertenza per il contratto – precedute da numerose iniziative di mobilitazione, l’ultima tornata con lo sciopero unitario dell’1 e del 2 agosto 2019, differito al 6 settembre 2019 per gli addetti alla vigilanza nei siti aeroportuali – i rappresentanti sindacali hanno proposto il testo delle due lettere indirizzate ai ministri dell’Interno e del lavoro; le due missive hanno raccolto migliaia adesioni da parte delle guardie particolari giurate e degli altri lavoratori del comparto sicurezza con oltre 10.000 firme in 86 aziende coinvolte in 48 provincie italiane.

«Si parla spesso, forse troppo, di “sicurezza” nel Paese – affermano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs in un comunicato congiunto – ma ci si dimentica colpevolmente della condizione in cui versano questi lavoratori che, giornalmente, si espongono a rischio di incolumità per tutelare i beni e le persone». «Il rinnovo del contratto nazionale di lavoro della vigilanza privata e dei servizi fiduciari – stigmatizzano le tre sigle – incontra da tempo difficoltà e lungaggini, a causa dell’atteggiamento delle associazioni imprenditoriali che cercano ostinatamente di “risparmiare” su salari e tutele». «Nel caso della vigilanza privata e dei servizi di sicurezza si va persino oltre – affondano i sindacati – anche le norme esistenti vengono eluse o violate, costringendo le organizzazioni sindacali e i lavoratori ad azioni vertenziali per farle valere». Per le tre sigle «è ora che il ministero dell’Interno e il ministero del Lavoro ristabiliscano le regole».

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