Mastri Birrai Umbri tra i fondatori del Consorzio per la tutela e la promozione delle produzioni artigianali made in Italy

Ieri, presso la sede nazionale di Coldiretti, nella magnifica cornice di palazzo Rospigliosi a Roma, è stato presentato alla stampa nazionale ed internazionale il Consorzio Birra Italiana, per la tutela e la promozione della birra artigianale italiana.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PerugiaToday

Alla presentazione, insieme al presidente del Consorzio Teo Musso, proprietario del birrificio Baladin, degli altri fondatori (Giorgio Maso del Birrifico dell’Altavia, Vito Pagnotta del birrificio agricolo Serro Croce e Giovanni Toffoli della Malteria Agroalimentare Sud) e dei vertici di Coldiretti, guidati dal presidente Ettore Prandini, ha preso parte anche Marco Farchioni, a capo del birrificio Mastri Birrai Umbri di Gualdo Cattaneo (PG). Il birrificio Mastri Birrai Umbri, punta di diamante del Gruppo Farchioni, si distingue fin dalla nascita come eccellenza umbra della produzione brassicola a km0, utilizzando per la quasi totalità materie prime autoprodotte o comunque provenienti da filiera locale. “Il nostro obiettivo - spiega proprio Marco Farchioni - è quello di offrire alle nostre creazioni tutto il carattere della nostra magnifica terra, l’Umbria. Un ambiente così ricco di eccellenze, da raccontare e valorizzare attraverso produzioni artigianali che sappiano racchiuderne e proporne al meglio tutta la magia”. Conferendo un notevole impulso alla nascita del Consorzio, Mastri Birrai Umbri ha messo a disposizione le proprie competenze e i propri standard di qualità per una causa comune fondamentale per il futuro del settore nel nostro Paese: valorizzare e promuovere la qualità delle materie prime italiane utilizzate per produrre birre che, proprio per questo, si distinguano nel panorama internazionale per la provenienza e per l’alto valore. Non solo: il Consorzio si prefigge anche di favorire lo sviluppo delle produzioni locali di cereali, orzo in primis, e luppoli, dando impulso ad una filiera dalle enormi potenzialità anche rilanciando aree dismesse in fasce marginali, che potranno trarre linfa vitale attraverso la riqualificazione economica e produttiva. Il tutto a vantaggio del ripopolamento del territorio italiano, con ricadute del tutto positive sull’occupazione e sulla valorizzazione sostenibile delle splendide zone rurali che fanno del territorio italiano il più ricco al mondo per specificità agricole e prodotti gastronomici. Molto ricco il programma di attività del Consorzio, che mira innanzitutto all’introduzione della dicitura “da filiera agricola italiana” accanto alla definizione di “Birra Artigianale” codificata dall’art.35 della legge n.154 del 2016, modificando la legge n.1354 del 1962. Questo chiaramente, solo se i prodotti in questione hanno le caratteristiche per aderire in pieno al proprio disciplinare: materia prima secca proveniente in prevalenza da filiera agricola italiana, sede produttiva e legale di produzione e confezionamento della birra situata su territorio italiano. “E’ fondamentale - dice Marco Farchioni - che la birra con queste caratteristiche debba essere subito facilmente identificabile dal consumatore. Proprio per questo, il marchio del Consorzio sarà una forte e del tutto credibile garanzia di provenienza e, quindi, di qualità di questi prodotti su tutti i mercati. Lo sforzo del Consorzio, fin dai prossimi giorni, sarà tutto concentrato sul raggiungimento di questi importanti obiettivi, con tutte le risorse ed il know how a propria disposizione”.

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