Pronto soccorso umbri, l'allarme dei medici e infermieri: "Si rischia il collasso definitivo della emergenza-urgenza"

Lettera aperta agli amministratori e alla politica da parte dell'autorevole sezione umbra della Società Italiana di Medicina d’Emergenza-Urgenza, società scientifica, apartitica

La campagna elettorale per le Regionali del 27 ottobre prossimo è stata molto incentrata sulla sanità e sul suo futuro "amministrativo". Chi ne ha parlato per ricordare gli scandali con tanto di arresti in casa Pd e Giunta regionale che hanno portato alla fine anticipata della legislatura (per questo motivo si va a votare in Umbria). Chi per cavalcare una eventuale privatizzazione del servizio in caso di vittoria del candidato del centrodestra Tesei. Chi per dire che invece la sanità di casa nostra è allo sbando, come Salvini, per via di liste d'attesa lunghissime e molti umbri costretti a migrare in altre regioni per cure specialistiche. Infine c'è chi come Bianconi, candidato del centrosinistra e 5 Stelle, elogia il sitema umbro, portato ad esempio e modello (per costi e qualità) dallo Stato e nel programma si limita a parlare di episodi a riguardo dei presunti concorsi pilotati. Insomma di tutto e di più. 

Ma come siamo messi veramente? Le eccellenze e i loro risultati sono all'ordine del giorno e questo ci rassicura. Ma la situazione, se non si inverte la rotta, se non si programma meglio, se non ritorna per ogni posto assegnato il merito e non l'appartenenza politica o legami di altra natura, è destinata a peggiorare notevolmente. Non lo diciamo noi, lo dice l'autorevole sezione umbra della Società Italiana di Medicina d’Emergenza-Urgenza, società scientifica, apartitica, su base volontaria e senza scopo di lucro, che rappresenta medici ed infermieri che lavorano nell’emergenza territoriale, nei Pronto Soccorso e nelle strutture di medicina d’emergenza ospedaliere. Insomma professionisti in prima linea tutti i giorni che sanno bene cosa accade e cosa non va. 

I membri dell'associazione hanno inviato una lettera ai politici per chiedere di fare qualcosa prima che sia troppo tardi. Ovviamente dal 28 ottobre quando sarà deciso dal popolo umbro che dovrà governare per i prossimi 5 anni la Regione. Scrivono: "Nonostante gli sforzi del personale sanitario, che con la quantità di risorse a disposizione ha sempre cercato di garantire standard professionali di qualità elevata, possiamo affermare con tristezza che noi operatori siamo in affanno a causa di una scarsa o nulla programmazione sia a livello nazionale che locale. I cittadini lo sanno, le code di giorno e di notte nei Pronto Soccorso necessitano di risposte e testimoniano il problema".

Pronto soccorso, negli ospedali umbri, dove la situazione è diventata esplosiva. Ore e ore di attesa che hanno già provocato liti e aggressioni al personale da parte di familiari di malati esasperati. "Nel tempo, con un trend in progressivo peggioramento - continuano a denunciare - è stato sempre più difficile assumere personale medico formato finalizzato all’impiego nelle strutture di Pronto Soccorso, Emergenza Sanitaria Territoriale, Medicina d’urgenza. Scelte programmatiche, che hanno ritardato o talora non consentito l’immissione in ruolo di professionisti formati in maniera eccellente nella nostra regione, hanno fatto si che si verificasse una diaspora di medici ed infermieri verso regioni limitrofe con politiche sanitarie più lungimiranti. Inoltre il carico di lavoro, talora massacrante e di estrema responsabilità che richiede questa disciplina, rende le Medicina d’emergenza/urgenza meno attraente per giovani medici che preferiscono altri settori della medicina specialistica".

Cosa fare? Si chiedono i vertici dell'associazione che hanno ribadito l'importanza di un piano serio e immediato per evitare il collasso dei Pronti Soccorso e del sisma dell'emergenza-urgenza. "Ormai non più procrastinabile intervento delle strutture regionali, al fine di non determinare il collasso definitivo del sistema della emergenza-urgenza della regione Umbria, un tempo considerata modello organizzativo e di qualità assistenziale".

Ecco cosa serve e come bisogna intervenire: "E’ necessario assumere personale, perché più personale sanitario significa garantire migliori servizi ai cittadini, e carichi di lavoro ragionevoli. E’ necessario reclutare più medici in formazione che frequentino in maniera assidua le strutture di Pronto Soccorso e che agli stessi venga prospettato un percorso lineare di formazione finalizzata all’inserimento lavorativo. E’ necessario fornire il giusto riconoscimento a professionisti che ogni giorno e ogni notte, in condizioni di oggettiva difficoltà, lavorano per il bene dei cittadini. Nell’era dei big data possiamo prevedere con precisione quante persone avranno bisogno dell’assistenza, di quale complessità di cure necessitano e chi può assisterli. Il personale sanitario dell’emergenza è disponibile al confronto".

Questa denuncia, questo campanello d'allarme lanciato da chi lavora negli ospedali sono la dimostrazione che non possiamo più cullarci su un passato positivo per la sanità di casa nostra. Qualcosa, come già si sapeva e si è visto palesemente, si è inceppato. Bisogna ora ripartire e non fare solo campagna elettorale pro o contro. 

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