Regionali, intervista a Donatella Tesei (centrodestra): "Ecco come voglio cambiare l'Umbria"

Donatella Tesei, avvocato e senatore, risponde alle domande su lavoro, turismo, economia, trasporti e sanità

Donatella Tesei, candidato presidente del centrodestra più civici, perchè un elettore umbro dovrebbe scegliere lei? Lasciando da parte per un secondo la coalizione nazionale Lega-Fratelli d'Italia-Forza Italia, perché mettere la croce sul suo nome il 27 ottobre prossimo?
Governare la Regione è un onore, ma anche un onere. Non sono a caccia di poltrone, anzi per guidare la mia Regione rinuncerò al ruolo Senato e di conseguenza alla presidenza della Commissione difesa. Gli umbri spesso mi hanno chiesto di candidarmi alla presidenza, sapendo quanto il bene di questa regione mi stia a cuore. L’Umbria, a lungo mal gestita, scivola e sempre più in basso nella varie classifiche, dal Pil all’occupazione. Non è quello che noi umbri meritiamo. Non dimentichiamoci che si va a votare con un anno di anticipo, rispetto a quanto previsto, proprio perché c’è stato un uso distorto del potere, clientelare. Questo non è certamente il nostro approccio. Per noi il merito viene prima di tutto, e su quello punteremo. Ridaremo dignità agli umbri, che potranno emergere grazie alle loro capacità e non certo per un’amicizia o una tessera di partito.

Lei, ad ogni incontro, ribadisce che la parola chiave è cambiamento. Ma come si traduce in pratica questa discontinuità nel reale, nella vita di tutti i giorni degli umbri? Intanto rimetteremo al centro di ogni politica, in ogni settore, il merito. Non conteranno amicizie o tessere di partito. La Regione ha subìto un forte rallentamento dovuto anche ad una visione politica non di prospettiva e spesso personalistica. E’ arrivato il momento di invertire la tendenza. Inizieremo con una ricognizione della spesa che possa liberare risorse senza incidere sulla qualità dei servizi che anzi dovranno migliorare, come nel caso, ad esempio, delle liste di attesa o dei trasporti, solo per citare due delle tante criticità. Appronteremo interventi di emergenza, per far rialzare la Regione, e politiche a lungo termine all’interno di una precisa direzione che è quella di far tornare a correre l’Umbria. Questo porterà ad avere una regione con servizi più funzionali, che sia attrattiva e dove i nostri figli possano tornare a lavorare e vivere.

Lavoro, lavoro, lavoro e ancora lavoro. Ok, ma come può la Regione dare la spinta ai privati per nuova occupazione? Come dicevo prima i giovani, anche dopo essersi formati nei nostri istituti e le nostre Università, lasciano l’Umbria perché la loro terra non gli offre lavoro. Per creare occupazione è necessario far ripartire l’economia, creare terreno fertile affinché le aziende possano crescere. La prima parola chiave è semplificazione. Fare una ricognizione dell’impianto di norme e regole che limitano oggi in Umbria, più che altrove, la libertà di fare impresa. Occorre porre mano ad una Legge regionale che abbia la connotazione di provvedimento emergenziale, che consenta di prevedere per alcuni progetti o tipologie di investimenti numerosi vantaggi come ad esempio una Fast Lane per le autorizzazione trasferite ad un unico organo regionale, nonché forme di facilitazione di accesso alle risorse finanziarie necessarie per i progetti innovativi. Altre parole d’ordine è digitalizzazione, per permettere alle nostre imprese di dialogare con tutto il mondo Accanto a questo dobbiamo rilanciare un’alleanza tra Regione, Università e sistema produttivo per formare le competenze necessarie alle nostre imprese.

Si sta battendo molto per far uscire l'Umbria dall'isolamento viario: qual è il suo piano dei trasporti? La mancanza di visione di cui parlavo ha fatto sì che si perdessero alcuni treni, in ogni senso, come quello dell’Atla velocià. La nostra regione paga un isolamento che rende difficile il lavoro delle imprese, l’arrivo dei turisti e gli spostamenti degli umbri stessi. L’Alta velocità riesce a collegare una sola volta al giorno Perugia con Milano, ora nemmeno più con arrivo in centro. Occorre puntare alla creazione di altri analoghi collegamenti sia verso nord che verso sud (Roma- Napoli- Bari), anche grazie al raddoppio della Foligno-Terni.Le decisione definitive non sono ovviamente regionali, ma la Regione deve saper dialogare con gli altri attori in maniera autorevole. Altrettanto dovrà fare anche per i collegamenti su strada come il Nodo di Perugia, la E45 e i collegamenti verso le Marche. Non dimentichiamo, ovviamente, la partita che riguarda l’aeroporto San Francesco. La prima domanda da farsi è quale siano le mete più funzionali, quale sia la tipologia di turismo da attrarre e verso dove volare. A questo va aggiunta la necessità di infrastrutture e servizi lato terra che permettano il collegamento dell’aeroporto, anche alla linea ferroviaria, facendo diventare l’infrastruttura più efficiente ed attrattiva anche per i territori limitrofi.

L'accusano di voler privatizzare l'Umbria: lei cosa risponde a questa campagna politica della sinistra? E soprattutto come vuole ripristinare il merito in sanità dopo i concorsi truccati che hanno provocato lo scioglimento anticipato della Regione e un terremoto in casa Pd? La politica deve stare fuori dagli ospedali. Ognuno, come ho sottolineato prima, otterrà quello che merita, senza dinamiche distorte. La Sanità pubblica umbra ha visto, e in molti case vede, ottime professionalità che spesso non hanno trovato il terreno adatto per poter svolgere al meglio la propria professione. Così nel tempo abbiamo assistito ad una mobilità passiva che vede gli utenti curarsi fuori regione, magari seguendo i medici che dall’Umbria hanno scelto, obtorto collo, di andare altrove. Questa è una latra tendenza che deve essere invertita. Dopo aver provveduto ad una razionalizzazione della spesa, non dimentichiamoci che la Sanità occupa l’80% del bilancio regionale, si potranno investire le risorse su professionalità e strumentazioni così da migliorare l’offerta e abbreviare le non più tollerabili liste di attesa. Quanto alla Sanità privata, non vi è nessun approccio pregiudiziale, le strutture private convenzionate possano essere si supporto alla Sanità che è e resterà pubblica. Il resto è solo strumentalizzazione

Una parte del suo programma si basa sulla "Regione amica" in chiave anti-burocratica. Come snellire le procedure: sia quelle ordinarie che quelle per la ricostruzione?
Di quelle ordinarie, che riguardano in particolar modo le imprese, ho già detto. Sottolineo ancora che è necessario che vi siano tempi certi della pubblica amministrazione per le risposte da dare a cittadini ed imprenditori. Quanto alla ricostruzione, in Umbria è stato sbagliato il modello adottato. Noi avevamo un modello che era stato vincente, quello del 1997. si è invece voluto calare dall’alto un modello che non ci appartiene e che non era adatto alle nostre caratteristiche territoriali. La Regione in questo ha la grave colpa di averlo accettato passivamente. Oggi cambiare quel modello, anche se sbagliato, vorrebbe dire allungare ancora di più i tempi. Però si possono semplificare le procedure e riportate molte competenze in capo ai Comune, al fine di abbreviare i tempi di una ricostruzione che non può più aspettare

Il turismo dovrebbe essere il petrolio dell'Umbria, come ama ricordare Salvini: come intende scavare per arrivare a questo oro nero vitale per l'economia e il lavoro in Umbria? Serve un promozione del Brand Umbria che al suo interno tenga conto delle diverse esperienze che si possono offrire ai turisti, mettendo in rete i comprensori e le varie peculiarità. L’Umbria è ricca di bellezze naturalistiche, paesaggistiche e architettoniche, musei, eventi culturali nonché prodotti enogastronomici da offrire in maniera sinergica ed integrata. Occorre puntare maggiormente su target mirati di turisti con provenienza corto-medio raggio, prevalentemente europei e russi, in grado di esprimere preferenze d’acquisto più selettive rispetto alla semplice scelta del made in Italy, orientando la propria domanda in base a specifici bisogni. La promozione online necessità di competenze specifiche di cui il territorio è piuttosto carente e che necessitano della predisposizione di un imponente strategia di formazione volta a “sfornare” nuove figure professionali.

Ormai non si può più fare a meno dell’uso di una piattaforma di marketing territoriale, e da applicazioni mobili, che abbiano come obiettivo quello di integrare tutte le esperienze fruibili dal turista nel territorio contribuendo a migliorare la sua esperienza e fornendo uno stimolo a prolungare il soggiorno. Sarà inoltre istituita una cabina di regia dotata di un presidio di natura tecnica in cui far confluire le più importanti competenze e professionalità. Ovviamente, come si diceva in precedenza, non si può più prescindere da un adeguamento dei collegamenti che permettano un comodo accesso alla regione, così come vanno tenute sotto i riflettori le problematica dell’abusivismo e della concorrenza sleale tra imprese e professionisti.

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