Niente fondi (in anticipo) per sostenere il Palio di Perugia, il Pd boccia la modifica. "Scelta politica"

In commissione la richiesta partita dal Comune di Perugia - anticipare a 3 anni invece che a 5 anni l'iscrizione all'albo che permette di accedere ai fondi - non aveva trovato ostacoli... l'agguato in aula. Si spacca il centrosinistra

Che sia stata una decisione politica quella del gruppo regionale del Pd  - il no alla modifica alla legge sulle manifestazioni storiche - non lo hanno detto quelli del centrodestra a favore delle feste medievali o rievocazioni storiche, in particolare quella di Perugia, l'ultima a nascere in una grande piazza, e che da tre anni sta attirando iscritti e figuranti per il Palio Perugia 1416 (Ovviamente non è la Fiera dei Morti, non è Umbria Jazz). Lo hanno detto due esponenti perugini che stanno da sempre nel centrosinistra e vogliono alle prossime amministrative riprendersi il Comune mandando a casa sia Romizi che l'assessore alla cultura Severini: il socialista Silvano Rometti e l'esponente di Mdp (i bersaniani) Solinas.

"Facendo un ragionamento di buon senso se un assessore di un comune mi chiede di modificare una legge per ottenere maggiori finanziamenti dello Stato come istituzione non dovremmo ostacolare una richiesta di questo genere, tanto meno per motivi politici. Ha senso accogliere questa richiesta perché la manifestazione è cresciuta nei primi tre anni e se dovesse fallire non sarebbe a causa nostra". Tanto meno per motivi politici scrive Solinas, uno che non certo si veste al Palio o fa le corse per andarlo a vedere, ma essendo il rappresentante di un popolo e di una città che ne ascolta la voce.

Anche Rometti, ex vice-sindaco di Perugia, non è uno che sta nei rioni del Palio, ma non ci pensa due volte a smascherare il Pd: “IN COMMISSIONE LA MODIFICA DI LEGGE È STATA ESAMINATA COME UNA PROPOSTA DI BUON SENSO, QUINDI NON ATTORCIGLIAMOCI SU ARGOMENTI STRUMENTALI E POLITICI. La legge ha un suo regolamento con criteri ben precisi per entrare nell’elenco delle manifestazioni storiche, quindi voterò a favore della proposta di modifica”. Non attorcigliamoci su argomenti politici... scrive Rometti e questo ribadisce una scelta politica, contro una festa. Per accedere ai fondi bisogna almeno aver svolto 5 manifestazioni consecutive, da qui la richiesta di Perugia di poter abbassa a 3 per continuare a sostenere la crescita del Palio che proprio nei primi anni ha costi più elevato dovendo partire da zero. Pensate solo ai costumi, alle sedi e alla taverne.

Ma che sia un discorso più politico che tecnico di fatto lo si capisce dall'assessore alla cultura Fernanda Cecchini che addirittura dà un giudizio negativo alla festa: "Finora mi sembra più voluminoso il clamore sui media che il riscontro di pubblico". E su quali basi dà questo giudizio? Su numeri di che tipo? E che benefici ne ricevono la stampa e i media dando risalto ad un evento poco popolare? Soldi di pubblicità da noi non se ne sono visti, numeri veri in fatto di letture e video delle sfilate e giochi... decisamente sì, e alti.

Abbassare la soglia da 5 a 3 anni delle manifestazioni storiche per accedere ai fondi avrebbe aiutato a riscoprire tradizioni anche in altri borghi, in altre città. Un contro è resistere investendo per 3 anni, un conto 5. Senza contare che sagre, eventi e feste stanno chiudendo per i costi sempre più alti per la sicurezza e per una burocrazia drammatica (dal piano sicurezza all'Asl). Ma evidentemente queste feste storiche... a qualcuno puzzano di popolame. E questo capita nonostante il principio cardine dell'Antropologia: non esistono una cultura di seria a e una di serie b.

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