L'ANALISI Elezioni Umbria, Caponi: "Cacciato un Pd trasformista, senza programma e di destra"

Il giornalista ed ex senatore Comunista, da sinistra, ha fatto l'analisi della disfatta storica del Partito Democratico: dal candidato a sanitopoli, dal civismo di copertura alla campagna elettorale sbagliata

Riceviamo e pubblichiamo l'analisi politica, da sinistra, di Leonardo Caponi giornalista ed ex senatore Comunista, da sinistra, sulla disfatta storica del Partito Democratico: dal candidato a sanitopoli, dal civismo di copertura alla campagna elettorale sbagliata fino alla lista senza rinnovamento

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di Leonardo Caponi

L'ultima e definiva conferma del disastro elettorale di PD e alleati (che prefiguravo da tempo) l'ho avuta alla notizia del calo dell'astensionismo, da molti di sinistra interpretato come un segnale positivo. Esso annunciava, invece, la discesa in campo di più elettori per prendere partiti e personaggi del PD e della sua coalizione, a calci nel sedere, immagine che mi sembra appropriata a descrivere quel che è successo. Ora, a caldo, sulle elezioni umbre, mi vengono le seguenti considerazioni. 

1) Va respinto questo mantra della destra, del malgoverno di 50 anni della sinistra. La sinistra, per decenni, anche prima del 1970, ha lottato e governato bene l'Umbria e ottenuto risultati straordinari per questa regione. L'involuzione politica e dell'azione di governo è intervenuta a partire dai primi anni 2000, a misura che più marcata, anche in Umbria, si facevano la subalternità e l'esercizio delle politiche liberiste e la mutazione genetica del partito che, iniziata già col Pds e poi con i Ds, raggiungeva il suo culmine col Pd, partito che, Renzi o non Renzi, con la sinistra non c'entra più niente.

2) La strategia elettorale del Pd è stata totalmente sbagliata. Invece che assumersi le sue responsabilità, presentandosi agli elettori con la sua faccia, chiedendo scusa e proponendo uomini e programmi rinnovati sul serio verso sinistra, ha escogitato le furbate di un indecente operazione di trasformismo politico (l'accordo con i nemici di sempre, i 5S) e, nascondendosi dietro il dito di un immaginario e inventato civismo, ha candidato, per battere la destra, un uomo di destra per  appartenenza e cultura. La campagna elettorale, in assenza di qualsivoglia proposta programmatica e politica (del resto impossibile da ottenere dall'accozzaglia di forze messe insieme) è stata monocorde, unicamente concentrata sulla crimininalizzazione, oltre misura e realtà, di Salvini e della Lega e sull'agitazione di spauracchi, il fascismo, la destra, la difesa dell'identità umbra, con richiami patriottici che il PD stesso, nel corso degli anni, ha neutralizzato con la teoria della estinzione della differenza, anzi della esistenza stessa di destra e sinistra e abdicando e disprezzando tutto ciò che era collegato al vecchio PCI. Che la sinistra non comunista (Leu, Si ecc.) lo abbia seguito su questo terreno mi sembra una cosa gravissima che, sostanzialmente ne segnerà la fine. 

3)  L'Umbria è cambiata da tempo. Ne ho avuto la percezione netta con la sconfitta di Terni, più ancora di quella di Perugia. Il buon governo, la vicinanza ai lavoratori, alle classi oppresse, l'anelito alla giustizia sociale, la difesa delle fabbriche, il tradizionale umanesimo umbro, sono state sepolte sotto i milioni di metri cubi concessi per i centri commerciali e residenziali, sotto il liberismo mercantile (che Bianconi avrebbe incrementato) che hanno stravolto i rapporti umani e le mentalità delle nostre comunità

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4) Il mio timore, quasi la certezza, è che il Pd, se esisterà ancora, come ha sempre fatto, andrà ancora più a destra.

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