Inchiesta sanità, Marini conferma le dimissioni: "Scelta di lealtà e trasparenza"

La presidente dimissionaria della Regione a Palazzo Cesaroni per motivare la scelta presa il 16 aprile. Ora si attende il voto dell'Assemblea

Catiuscia Marini, presidente dimissionaria della giunta regionale, arriva a Palazzo Cesaroni, poco dopo le 11. Davanti all'Assemblea ha deciso di illustrare in prima persona le ragioni che l'hanno portata a presentare le sue dimissioni il 16 aprile, in seguito all'esplosione del caso concorsi all'Azienda ospedaliera di Perugia. Inchiesta che la vede indagata, insieme all'assessore alla Salute, poi dimessosi, Luca Barberini, al segretario del Pd umbro, Gianpiero Bocci, ai vertici dell'Azienda, Emilio Duca e Maurizio Valorosi, e altre 36 persone. 

VIDEO Inchiesta sanità, l'intervento della presidente dimissionaria Marini

Dimissioni, ha spiegato Marini nel suo intervento, dettate da una scelta politica e non personale, "In quanto indagata devo assumere una posizione chiara, in linea con la mia storia di amministratore pubblico. Tutto ciò non può essere ridotto ad una mera strumentalizzazione politica. Voglio assicurare la massima trasparenza: essendo stata eletta direttamente dai cittadini non voglio indebolire il rapporto di fiducia dei cittadini con le istituzioni. di fronte a quanto emerso dai primi passi dell'inchiesta".

"Le mie dimissioni permettono - ha proseguito - all’Assemblea di esercitare il proprio diritto di decidere quale percorso intraprendere, anche per gli aspetti che la vicenda giudiziaria solleva sul piano politico. Deve essere salvaguardata la funzionalità del nostro servizio sanitario. Va distinto il percorso della vicenda giudiziaria, per la quale conto di dimostrare la mia totale estraneità. Bisogna salvaguardare il lavoro svolto dalla Giunta, dalla Regione, dai professionisti che operano nella sanità umbra ed hanno reso l’Umbria una regione di riferimento per la qualità dei servizi".

E ancora: "La vicenda giudiziaria ha messo in evidenza ipotetici illeciti che verranno verificati. Eventuali responsabilità individuali verranno accertate, ma i tempi della magistratura sono diversi da quelli amministrativi ed istituzionali. Non è questa la sede, come non lo sono le piazze (reali o virtuali), per entrare nel merito delle vicende giudiziarie individuali. Non tanto per un garantismo di facciata, ma per il rispetto dello Stato di diritto e della vita delle persone coinvolte.

Spetta a questa Assemblea affrontare gli aspetti politici della vicenda, con un dibattito vero e aperto. Il Pd è chiamato a non prendere scorciatoie, a svolgere il proprio chiarimento interno e rispetto alla comunità regionale. In questi casi alcuni tentano di approfittare delle vicende e la loro straordinarietà per tentare di aprirsi uno spazietto di notorietà e visibilità, che l’attività ordinaria non gli ha mai riservato. 

Ho molto apprezzato le dichiarazioni della ministra Grillo, che ha separato le valutazioni sulle indagini da quelle sulla qualità dei servizi sanitari umbri. L’Assemblea legislativa deve essere oggi un interlocutore sensibile al senso di disorientamento che pervade i tecnici e i professionisti rispetto all’indagine in corso. Bisogna fare chiarezza sull’eccellenza e sulla qualità dei servizi sanitari per riallacciare il rapporto di fiducia dei cittadini. L’Umbria deve continuare ad avere autonomia anche in questo nuovo frangente della propria storia istituzionale. Diffido di quelli che vengono da Roma per decidere cosa dobbiamo fare e di quelli che dopo essere stati a Roma e pretendono di darci lezioni".

E dopo quasi dieci anni di governo, ricorda quato fatto: "Voglio difendere i risultati che abbiamo raggiunti ma anche una certa cultura di governo riformista che ha permesso all’Umbria di crescere. Non c’è un’Umbria da liberare, questa è una terra libera e democratica. Gli umbri sono pronti a difendere la propria terra dagli autoritarismi dei tempi recenti. In molte importanti città della Regione c’è stata alternanza tra centrosinistra e centrodestra nelle diverse elezioni amministrative. Nell’alternanza non si sono prodotti modelli innovativi o alternative credibili. Nella gestione dei bilanci pubblici di molti Comuni così come in quella dei rifiuti spesso si è preferito mantenere lo status quo".

Alle opposizioni ricorda che "non c'è un'Umbria da liberare, perché l'Umbria è libera", e sottolinea il doppio livello di questa vicenda: quello giudiziario e quello politico, con tempi diversi che richiedono scelte diverse. Ma non manca di inviare una stoccata al Pd, al quale chiede di essere "riformista e garantista": "Le mie dimissioni impongono una discussione, qui dentro e fuori. Alcuni esponenti delle opposizioni si sono rivelati garantisti solo per le proprie questioni nazionali. Alcuni, nel Pd, pensando di guardare avanti senza confrontarsi su quanto avvenuto e sul trasversalismo che ha finito per offuscare un progetto. Non mi ritiro dal dibattito pubblico sulla nuova strada da intraprendere e sul futuro dell’Umbria. La strada nuova ha bisogno di chiarezza, di autonomia, di laicità. Voglio uscire a testa alta da questa vicenda. I tempi della giustizia saranno più lunghi di quelli istituzionali. Spero che vengano create regole chiare per i rappresentanti delle istituzioni di fronte alla legge, dando attuazione ai principi istituzionali che garantiscono la democrazia. Rivendico il lavoro fatto e gli investimenti fatti, come quelli per gli asili nido, per il diritto allo studio universitario, per la banda ultralarga, per la politica di coesione, welfare, protezione sociale, salvaguardia dei centri storici, sostegno alla ricerca scientifica, export e internazionalizzazione sono tutti aspetti su cui abbiamo puntato e ottenuto risultati. Quello che sta accadendo anche oggi in Lombardia mi avrebbe fornito argomenti per replicare alle opposizioni. Ma preferisco guardare alla mia comunità, il Pd, che solo essendo riformista e garantista potrà dare il proprio contributo alla crescita dell’Umbria. Non si può governare l’Italia in base ai sondaggi. L’Italia e l’Umbria richiedono una visione lunga, che guardi alle grandi prospettive, che possano garantire un futuro al Paese e a questa Regione”.

Si commuove ricordando Daniela e Margherita, le due dipendenti regionali uccise sul posto di lavoro: "Non potrò mai dimenticare quella mattina del 2013 quando due dipendenti della Regione vennero uccise nel proprio ufficio. Quel giorno ho capito quanto fosse forte e negativo l’impatto delle campagne contro i dipendenti pubblici. Come non potrò dimenticare i giorni del sisma. Ho lavorato solo nell’esclusivo interesse degli umbri e dell’Umbria. Mi sono sempre sottratta a pratiche politiche che non fossero orientate alla trasparenza. Chiarirò la mia posizione e ci sarà un tempo che restituirà valore alle cose che ho fatto in questi anni".

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