Il Blog di Franco Parlavecchio - I Figli non si fanno, gli amici se ne vanno...ecco di chi è la colpa

Attenzione! C’è una grave emergenza in tutta Italia, specialmente in alcune Regioni: manca il personale medico.  Sì, avete letto bene. Dopo che per anni ci hanno detto che i medici erano troppi, che forse era meglio non intraprendere questa carriera, che bisognava scoraggiare quanti fossero interessati a percorrerla, attraverso il numero chiuso a medicina o anche bloccando i concorsi pubblici, ora ci svegliamo di soprassalto con questa nuova emergenza sanitaria. 

Se pensiamo a quanti professionisti sono scappati dal nostro Paese, tra cui tantissimi bravi medici che non hanno trovato il loro meritato spazio o in altri casi sono stati scavalcati dal raccomandato di turno, sembra una vera beffa. Sono circa 200 mila i giovani emigrati all’estero dal 2008 ad oggi, per studio o lavoro: risorse umane e sociali volate via, spesso per sempre. 

Questa carenza di medici ha il sapore dell’improvvisazione, è successo per la grave ed imperdonabile dimenticanza politica di pianificare il futuro.  Non è un caso, è un po’ lo specchio del nostro Paese, quello che ci ha fornito di recente l’Istat con il consueto rapporto annuale, di un’Italia bloccata, chiusa in se stessa.  Pari riflessioni valgono in merito al calo demografico, i cui sconfortanti numeri ci riportano indietro nella storia d’Italia fino al lontano biennio 1917-1918, un secolo fa, dopo la Grande Guerra. 

Questo è l’effetto di politiche che non tutelano chi sceglie di mettere al mondo dei figli e che non riesce a guardare al loro futuro. E, guarda caso, tra gli specialisti che mancano figurano anche i pediatri...  Si perde lo stimolo a mettere su famiglia. Da un lato perché potrebbe essere percepita come un limite alle possibilità di lavoro senza gli adeguati ammortizzatori sociali, dall’altro perché si è smarrita l’identità ed il valore dell’essere genitore.  Vi è una reale difficoltà a conciliare vita lavorativa e vita familiare, questione trasversale che riguarda tutti noi. 

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La precarietà della struttura della vita e dei rapporti lavorativi ma anche la precarietà dei sentimenti sono le cause alla base di scelte spesso frutto di una libertà fittizia. E forse anche per questo preferiamo emigrare verso altri lidi, lasciando i nostri cari.  Sarebbe stato meglio se a cambiare aria fossero stati alcuni governanti, coloro che negli ultimi trent’anni non sono riusciti a guardare oltre il proprio naso. Quelli li possiamo anche esportare ma credo che nessuno sarebbe disposto ad accollarseli.

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