Il maltempo non ferma Libera nel giorno delle vittime: boom di giovani a Gubbio, confiscare i tesori delle Mafie

Il freddo e la neve non hanno fermato la marcia di Libera Umbria in ricordo di tutte le vittime della mafia: anche in provincia di Perugia l'inziativa è andata avanti con tantissimi partecipanti. In particolare i giovani studenti della provincia di Perugia hanno risposto all'appello di Libera. Il luogo della marcia è stata Gubbio dove sono stati ricordati anche i 40 martiti uccisi dai nazisti. Una volta raggiunto il centro storico sono stati letti tutti i nomi delle vittime di mafia. Era presente anche la Commissione regionale che studia le infiltrazioni mafiose in Umbria.

“Sotto al nevischio di Gubbio, prendere parte al corteo e alla manifestazione di 'Libera contro le mafie' con la partecipazione imponente che abbiamo potuto vedere tra il Teatro Romano e Piazza Grande, rafforza la nostra consapevolezza che la Regione Umbria ha nel suo Dna gli anticorpi a presidio della legalità. Un presidio che la Commissione che sono onorato di presiedere sta tenendo alto con la sua attività istituzionale, grazie anche all’istituzione di quell'Osservatorio regionale Antimafia che abbiamo fortemente voluto riattivare, potenziandone la struttura rispetto al passato”. Con queste parole il consigliere regionale del Pd Giacomo Leonelli, presidente della Commissione d'inchiesta per l'analisi e lo studio sulla criminalità organizzata, commenta positivamente l'esito della 'Giornata della memoria e dell'impegno per le vittime innocenti della mafia', cui ha preso parte.

“Alla fine del corteo – prosegue Leonelli - insieme a tanti ragazzi delle scuole, ho letto dal palco non senza emozione alcuni nomi delle vittime di mafia. Vedere come di anno in anno questa manifestazione cresca e si rafforzi deve responsabilizzarci ancora di più sui progetti che stiamo portando avanti come Commissione d'inchiesta per analisi e studi sulla criminalità organizzata e le infiltrazioni mafiose, a cominciare dall'adeguamento della legge regionale di contrasto a tali infiltrazioni e dal lavoro sui beni confiscati. Questo genere di criminalità, infatti, va battuta anche colpendola sotto il profilo economico e attraverso il riutilizzo sempre più massiccio dei beni e delle aziende confiscate con finalità sociali, mettendoli al servizio della parte sana e produttiva della comunità regionale”.

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