Fondo europeo di sviluppo regionale, l'Umbria non ne usa nemmeno la metà: "Ma c'è ancora tempo..."

Si è riunita la Prima Commissione dell'Assemblea per fare il punto sull'attuazione finanziaria del Fesr 2014-20. Il presidente Nicchi: "Opportunità da cogliere"

PERUGIA - Opere pubbliche e sostegno alle imprese, questo l'obiettivo da perseguire attraverso i finanziamenti comunitari. Questi gli obiettivi che la Regione Umbria vuole perseguire attraverso il fondo Fondo europeo di sviluppo regionale. E proprio sullo stato di attuazione finanziaria del 'Fesr' 2014-2020 si è riunita a Palazzo Cesaroni la Prima Commissione dell’Assemblea legislativa dell’Umbria, presieduta da Daniele Nicchi con la partecipazione di Carlo Cipiciani (direttore regionale risorse, programmazione, cultura, turismo), Luigi Rossetti (direttore regionale sviluppo economico, agricoltura, lavoro, istruzione, agenda digitale) e Claudio Tiriduzzi (dirigente del servizio programmazione comunitaria).

I DATI - Dall’audizione è emerso che per l’Umbria ci sono oltre 412 milioni di euro del Fesr 2014-2020 di cui, al 31 dicembre 2019, quasi 160milioni di euro impegnati, pari al 38%, e più di 95 milioni di euro, pari al 23%, di spesa certificata (che corrisponde alle richieste di rimborso delle spese sostenute che vengono presentate alla Commissione Europea dalle Amministrazioni titolari dei Programmi cofinanziati dai Fondi Strutturali). Dati leggermente al di sotto della media
italiana, ma l’attuazione di questo settennato scadrà nel 2023, quindi ci sono ancora quattro anni per impegnare e spendere le risorse. “Queste riunioni sono molto utili per far conoscere ai consiglieri lo stato di attuazione dei fondi europei - ha sottolineato il presidente Nicchi -, una delle principali materie di competenza della Commissione. Anche perché questo tipo di finanziamenti comunitari sono una delle poche risorse rimaste a disposizione dei Comuni per impegnarsi in opere pubbliche, ma sono anche un aiuto importante al mondo delle imprese umbro. Per questo abbiamo subito condiviso la richiesta di audizione fatta da Donatella Porzi. Oggi abbiamo iniziato un percorso che proseguiremo nella prossima seduta analizzando lo stato di attuazione del Fondo sociale europeo (Fse, ndr) e poi con il Piano di sviluppo rurale (Psr, ndr). È fondamentale che la Prima commissione conosca a fondo la situazione della programmazione 2014-2020 così che possa essere propositiva per quella 2021-2027 per farla andare sempre più incontro alle esigenze del territorio”.

C'È ANOCRA TEMPO - I dirigenti regionali hanno sottolineato come i “dati emersi (160milioni impegnati e i 95 di spesa certificata, ndr) si riferiscono al 2019, ma l’attuazione dei fondi europei 2014-2020 proseguirà fino al 2023. Quindi ci sono ancora quattro anni per impegnare e spendere le risorse a disposizione. Scontiamo un fisiologico periodo iniziale di partenza faticosa e lenta perché nei primi due anni si programmano gli interventi e solo dopo parte l’attuazione. Si tratta di uno sfasamento fisiologico. La programmazione 2014-2020 prevede una riserva di performance del 6%, che le regioni potevano avere solo al raggiungimento di risultati concreti. Una sfida che l’Umbria ha vinto centrando i target e riuscendo ad accedere a questa riserva. Inoltre nell’ultimo settennato la Commissione europea ha spinto sul coinvolgimento degli Enti locali anche nell’attuazione dei programmi. Gestire programmi complessi per i Comuni ha comportato un periodo di apprendistato inevitabile. Una direzione coraggiosa che l’Umbria ha preso con decisione e che è un investimento per il futuro, visto che nella prossima programmazione il coinvolgimento dei Comuni aumenterà. Da considerare che l’asse per il sisma, con 56 milioni di euro, è arrivato più tardi e il livello di attuazione è ancora basso, perché le risorse sono disponibili dalla fine del 2017. Lo stato di avanzamento dei programmi è al 23%, leggermente più basso della media italiana che è al 28, e anche come impegni siamo un po' più bassi. Abbiamo superato il target 2019 di spesa certificata (95 milioni contro i 90 richiesti). Nel 2020 il target sarà di 139 milioni e dovremo fare uno sforzo maggiore perché arriva a scadenza la prima annualità del terremoto. Siamo di fatto a due anni e mezzo dall’inizio dell’attuazione vera e propria. Pensiamo di riuscire ad arrivare in fondo non perdendo risorse europee per la nostra regione. Non ci sono problemi di inefficienza, ma una serie di scelte fatte dall’intera Assemblea legislativa nella passata legislatura che scontano una partenza meno veloce di altri, ma che vanno viste come investimento per il futuro dell’Umbria e che dobbiamo essere capaci di cogliere. Abbiamo ancora diversi anni, i flussi sono importanti e pensiamo di poterli governare”.

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