Elezioni Umbria, l'analisi: la Lega si prende 34mila voti del Pd e riporta alle urne 48mila elettori

Il confronto con le regionali 2015: 100mila elettori sono tornati a votare, quasi la metà ha scelto il Carroccio

Centomila elettori che sono tornati a votare dopo le regionali del 2015. Le elezioni regionali dell'Umbria del 2019 li hanno riportati alle urne. E quasi la metà, 48mila per la precisione, hanno scelto la Lega. Ottomila e ottocento, invece, hanno messo la x su Fratelli d'Italia. Il Pd, invece, ne ha presi 18milasettecento. E' questa una delle chiavi del successo del Carroccio e del centrodestra. Seconda, la presa sugli elettori del Partito Democratico: il 27,4% è passato a Salvini. In altro modo: 34mila e quattrocento voti. E' quanto emerge dall'analisi dei flussi elettorali del professor Bruno Bracalente dell’Università di Perugia. 

Lo studio, realizzato con la collaborazione di Nicola Falocci e Brunello Castellani del Servizio studi e analisi politiche dell’Assemblea legislativa dell’Umbria e incentrato sulla metodologia statistica messa a punto dal professor Forcina, mostra come dalle precedenti elezioni regionali del 2015 a quelle di domenica scorsa il panorama politico sia cambiato radicalmente: il Pd ha perso 32mila voti, un quarto di quanti ne aveva nel 2015, ed è sceso per la prima volta sotto quota 100mila, proseguendo un andamento negativo che porta la sua quota di consenso dal 35,8 per cento al 22,3. Il Movimento 5 stelle a sua volta ha perso 20mila dei suoi 51mila voti, passando dal 14,6 per cento al 7,4. Al contrario, nello schieramento di centrodestra la Lega ha triplicato i suoi consensi passando da meno di 50mila a 154mila voti, vale a dire dal 14 per cento al 37. Fratelli d’Italia li ha invece raddoppiati, passando da 22mila a quasi 44mila voti, dal 6,2 per cento al 10,4, divenendo il terzo partito della regione, mentre Forza Italia ha continuato a perdere consensi e con 23mila voti si colloca poco sopra il 5 per cento, meno di quanto ottenuto dalle liste civiche di centrodestra.

Il confronto con le recenti elezioni Europee mostra invece cambiamenti più contenuti, "a dimostrazione che lo sconvolgimento politico che ha investito la regione era già avvenuto", sottolinea una nota del consiglio regionale. Rispetto al voto per le europee "la Lega perde poco più di un punto percentuale (era al 38,2 per cento e oggi ha il 37 per cento, ma mentre diminuisce nella provincia di Perugia (dal 38,1 per cento al 35,8) aumenta considerevolmente in provincia di Terni, dove ha superato il 40 per cento. Le novità più rilevanti dell’ultimo scorcio di tempo sono il dimezzamento del consenso dei 5 stelle e il notevole incremento di Fratelli d’Italia, dal 6,6 per cento al 10,4". 

Secondo l'analisi del professor Brancalente, con il confronto con le regionali 2015, "oltre ai 34 mila voti ceduti alla Lega e ai 12 mila al non voto, il Pd ne ha ceduti altri 5 mila ai partiti di centro destra e 4 mila a M5s, con la conseguenza che ha mantenuto poco più della metà dei propri voti del 2015. La voce principale delle entrate è il recupero dell’astensionismo (18 mila voti) e circa 5 mila voti complessivi tra M5s e liste varie di entrambi gli schieramenti. Il risultato più interessante delle altre liste di centrosinistra è il drenaggio dallo schieramento di centrodestra, comprese le liste civiche, a cui ha sottratto complessivamente circa 9 mila voti". Altro aspetto rilevante, spiega Bracalente, "è la capacità di riportare al voto circa 8 mila astenuti del 2015 e di attrarre una piccola parte dell’elettorato del M5s (circa 3 mila voti). Rispetto alle Regionali precedenti è quindi molto più evidente il ruolo positivo, per l’ampliamento del consenso dell’alleanza civica, svolto da tali liste (e in particolare dalla Lista Bianconi). Per il resto esse sono riuscite a trattenere solo una quota molto limitata (circa il 20%) dell’elettorato delle analoghe liste presenti alle elezioni del 2015, che ha in gran parte preso la strada della Lega e delle civiche di centrodestra". 

Per quanto riguarda la Lega, invece, "oltre che degli effetti dell’astensionismo differenziale", cioè i 48mila elettori recuperati dalle nebbie dell'astensione, "la Lega ha beneficiato di un consistente flusso di provenienza Pd, che le ha ceduto più di un quarto dei propri consensi, circa 34 mila voti, già nei passaggi politici intermedi, Politiche 2018 ed Europee 2019, poi mantenuti in queste elezioni regionali. In proporzione, le altre liste di centrosinistra hanno peraltro ceduto alla Lega molto di più, quasi la metà del proprio consenso del 2015". Ma il Carroccio non ha pescato solo a sinistra: "Consistente  - scrive Bracalente - è anche il flusso proveniente da Forza Italia (27% del proprio consenso del 2015, circa 8 mila voti, mentre un contributo più contenuto hanno dato il M5s (9% del proprio consenso). Il saldo dell’interscambio con Fratelli d'Italia ha invece avvantaggiato quest’ultimo partito". Detto in voti: Fratelli d'Italia ha preso 5milaquattrocento voti alla Lega. 

E la doppia cifra di Fratelli d'Italia? Scrive Bracalente: "Il raddoppio dei voti di Fratelli d’Italia si è determinato nonostante il basso grado di fedeltà dei suoi elettori delle precedenti Regionali ed avvenuto non tanto a seguito dei consistenti flussi provenienti dalla Lega Nord e da FI (in entrambi casi in parte compensati da flussi nella direzione opposta), quanto dalle liste civiche delle precedenti elezioni regionali (8 mila voti), oltre che dal già ricordato consistente recupero dal non voto (altri 8 mila)". E ancora: "In parte minore vi hanno contribuito anche gli elettori del M5s (circa 2 mila voti). Il calo di Forza Italia si spiega invece essenzialmente con i molti voti ceduti alla Lega, mentre quelli pure numerosi ceduti a FdI e all’astensione in buona parte sono stati compensati dai corrispondenti flussi nella direzione opposta. Infine le liste civiche hanno ridotto il loro consenso in piccola parte a seguito della presentazione di liste a sostegno della candidatura indipendente di Ricci, ma soprattutto a causa del consistente drenaggio di voti da parte di FdI (oltre 8 mila voti) e da parte delle liste civiche di centrosinistra (poco meno di 5 mila voti)".

Infine, il Movimento 5Stelle e i suoi 51mila voti. Un secondo dimezzamento dei consensi dopo le europee di maggio: "Oltre che verso l’astensione, i voti persi dal M5s sono andati prevalentemente allo schieramento di centrodestra (circa 10 mila voti in complesso, di cui quasi la metà alla Lega), non compensati da significativi flussi nella direzione opposta". "Al contrario, verso il Pd e le altre liste di centrosinistra sono andati meno di 6 mila voti, in gran parte compensati da flussi nella direzione opposta. Nel complesso, insieme a quelli ben più consistenti del Pd e del centrosinistra, anche il M5s ha dato un non trascurabile contributo alla formazione del nuovo scenario politico regionale".  

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