Decreto sicurezza, l'Umbria ricorre alla Corte Costituzionale: "Subito una legge per tutelare gli immigrati"

La presidente Marini schiera la Regione contro Salvini: "Non rinunciamo alla Costituzione e ai diritti umani"

E' scontro. E il fronte delle Regioni contro il decreto sicurezza del Ministro Salvini si allarga. L'Umbria ricorre alla Corte Costituzionale e si prepara a varare una legge "salva-regolari". La giunta regionale va alla 'guerra' con il Ministro dell'Interno. 

La presidente regionale, Catiuscia Marini, ha proposto alla Giunta regionale "di sollevare la questione di costituzionalità di fronte alla Consulta, ribadendo la sua ferma volontà di mantenere inalterati i livelli dei servizi e dei diritti riconosciuti agli stranieri entrati regolarmente nel nostro territorio ed oggi posti in uno “strano limbo” e penalizzati dal decreto sicurezza, con grave lesione dei diritti umani e del rispetto della dignità di ciascuna persona". Questa, a detta della Governatrice, è "una situazione che  genera peraltro problemi sociali nelle singole città della regione e rende complicato l’intervento sociale da parte delle istituzioni locali". 

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La Giunta regionale ha inoltre deliberato "di sostenere le azioni legali intraprese dai sindaci, mediante gli opportuni strumenti giuridici a disposizione" e di avviare "il percorso per l’approvazione di un disegno di legge “salva-regolari” "che mantenga inalterati,  a garanzia di tutta la comunità regionale e in attesa del giudizio della Corte, i diritti sociali ed umani garantiti nel nostro territorio regionale a quegli stranieri entrati regolarmente in Italia e che ora sono stati privati delle proprie legittime aspettative dal decreto sicurezza". Scontro totale, in pratica. 

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E la Marini spiega: “Le misure intraprese oggi dalla Giunta regionale – ha detto la presidente Marini - sono in continuità con la tradizione millenaria di civiltà del popolo umbro, improntata ai principi di convivenza pacifica e solidarietà, sempre vicina a chi ne ha bisogno: nessuno di coloro che  vivono  in Umbria verrà abbandonato al suo destino, umbri e non, con buona pace dei disseminatori di odio". E ancora: "Questa è la terra di San Francesco e San Benedetto, è la terra della spiritualità che si è fatta accoglienza, è la terra dell’impegno laico, civile, solidarista e pacifista. Ai nostri valori ispirati alla Carta Costituzionale e alle convenzioni internazionali di salvaguardia dei diritti dell’uomo – ha concluso Marini - non rinunciamo". 

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L'assessore Antonio Bartolini, durante la seduta della giunta, ha evidenziato come "il decreto sicurezza presenti profili di palese incostituzionalità che vanno ad impattare su tutte le più importanti materie di legislazione regionale quali la salute, l’assistenza sociale, il diritto allo studio, la formazione professionale e le politiche attive del lavoro, l’edilizia residenziale pubblica: infatti il decreto, nell’eliminare i permessi di soggiorno per motivi umanitari  e togliendo il diritto di residenza ai richiedenti asilo, su cui diversi Sindaci  italiani stanno esercitando il diritto di obiezione di coscienza, sta creando un vero e proprio “caos” normativo e legislativo e confusione nelle responsabilità dei funzionari di Regione, Asl, Agenzie e Comuni e parallelamente una “corsa ad ostacoli” per gli stranieri che, entrati con un regolare permesso di soggiorno, oggi o sono riportati, con legge dello Stato, nella clandestinità e nell’irregolarità o gli viene tolta la residenza".
E ancora: "Con la conseguenza che i vari diritti riconosciuti, soprattutto mediante la legislazione regionale, come il diritto alle cure mediche e ad usufruire dei servizi sanitari, il diritto allo studio, comprese le provvidenze per gli studenti universitari, la formazione professionale che viene erogata soprattutto agli immigrati, con benefici per il nostro apparato produttivo, o vengono compromessi o ne viene aggravato l’esercizio, per cui il percorso all’integrazione viene interrotto determinando insicurezza sociale".

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