Coronavirus, il Pd contro la Lega: "Ospedale da campo da 3 milioni e 300mila euro di test sierologici, vogliamo risposte"

Il capogruppo del Pd Bori e il consigliere Bettarelli: "La Lega vuole imbavagliare l'opposizione"

Emergenza coronavirus, l'ospedale da campo e l'acquisto dei test sierologici diventa terreno di scontro politico. E il Pd, con il capogruppo in consiglio regionale Tommaso Bori e il consigliere Michele Bettarelli, va all'attacco della Lega. Frontale:  "Sull'acquisto diretto di test sierologici per 300 mila euro e sulla vicenda dell'ospedale da campo per altri 3 milioni di euro, la Lega vuole sostituire le mascherine con dei bavagli all'opposizione”. E poi c'è la questione dei lavori del Comitato di Controllo e valutazione: "Un fatto unico nella storia dell’Assemblea legislativa". Ovvero: "I consiglieri della Lega hanno impedito lo svolgimento dei lavori, facendo mancare il numero legale, e confermando, peraltro, quanto avevano minacciato nei giorni precedenti, qualora non avessimo fornito loro anticipatamente le domande che avremmo posto sull'Ospedale da Campo e sull'acquisto dei Test nel corso delle audizioni. Pretesa inedita e inaccettabile".

Andiamo con ordine. Prima l'ospedale da campo: "Alla luce della notizia di apertura di un fascicolo presso la Corte dei Conti in merito agli affidamenti riguardanti l’Ospedale da Campo è fondamentale che la Giunta regionale chiarisca al più presto ogni dubbio circa la legittimità delle procedure assunte", attaccano Bori e Bettarelli.

Secondo punto, i test sierologici e l'acquisto diretto: “Riteniamo opportuno conoscere l’iter della trattativa diretta finalizzata all’acquisto da una ditta specifica di un prodotto selezionato - spiegano i due consiglieri del Pd - . Se tale scelta è stata determinata da una valutazione medico-scientifica o è il frutto di una scelta degli organi politico-amministrativi della Regione. In particolare quale ruolo abbia svolto nella vicenda il Capo di Gabinetto della Presidente Tesei".

Ecco i punti, nel dettaglio: “Tenuto conto che una relazione da noi acquisita attraverso un accesso atti – spiegano Bori e Bettarelli -, la direttrice della Struttura complessa di Microbiologia dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, attesta come il laboratorio da lei diretto avesse provato il test oggetto di trattativa di acquisto ‘in n. 2 pazienti sintomatici da 10 giorni, entrambi positivi per Sars-Cov-2 al test molecolare di riferimento: in un caso il test rapido aveva dato risultato negativo (falso negativo), nell’altro esito positivo (vero positivo)’. Nella relazione viene inoltre specificato testualmente che ‘in alcun modo il test potrà essere usato per lo screening di contatti asintomatici o sanitari esposti’ e che ‘la negatività del test non esclude in alcun modo la diagnosi di Covid-19. Anzi, un tale approccio al test può risultare addirittura pericoloso, inducendo una sottostima dei casi sospetti”.

Ancora il Pd: “Nonostante questa non brillante performance del test – continuano Bori e Bettarelli - la Regione provvede ad acquistarlo direttamente da un’azienda distributrice di Città di Castello che, a suo dire, vanterebbe il diritto di esclusività della distribuzione in Italia e nel Centro Europa. Tale fattispecie viene messa in dubbio dal fatto che la Regione Toscana riceverà i giorni a seguire un’offerta per lo stesso test da un’azienda diversa da quella umbra. Peraltro – aggiungo i due consiglieri Dem - dai documenti acquisiti emerge con tutta evidenza che la trattativa con il distributore, ai fini della determinazione del prezzo della fornitura, è iniziata ancor prima che il Servizio sanitario regionale ne richiedesse l’acquisto alla Protezione Civile”.

Per Bori e Bettarelli, dunque, “chiedere un chiarimento su queste evidenti incongruenze temporali e procedimentali non sia secondario anche alla luce del fatto che gli stessi test si sono poi rivelati non coerenti con le indicazioni tecniche fornite dal produttore e riportate nel foglio illustrativo, il cosiddetto ‘bugiardino’. Infatti la sensibilità (86/100 per cento) e specificità (89,4/99 per cento) dichiarata risulta essere di gran lunga inferiore da quella rilevata dalla sperimentazione su 1.200 casi condotta dall'Università degli Studi di Perugia con sensibilità al 72 per cento e specificità 78 per cento, oltre 20 punti di differenza. Invece di contestare la palese incongruenza ed inefficacia dei Test la Regione decide non solo di non restituire la fornitura da 15mila pezzi, ma addirittura sta valutando l’acquisto di altri 125 mila pezzi come scrive di suo pugno la Presidente Tesei nella lettera i segretari generali dei Sindacati umbri".

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"Alla luce di ciò – scrivono Bori e Bettarelli - avremmo voluto e vorremmo ancora sapere dal Direttore regionale alla Sanità, Dario, chi ha proposto l’acquisto di questi Test, se la Regione all’Istituto di Microbiologia dell’Azienda Ospedaliera di Perugia o viceversa. E perché si decide di procedere nonostante i dati risultassero difformi rispetto all’efficacia del test rispetto a quelli dichiarati dall’azienda produttrice. Dal capo di Gabinetto della Presidente vorremmo sapere perché invia una mail alla Protezione Civile per invitarla a prendere contatti con l'azienda distributrice dei test ai fini dell’acquisto ancor prima che arrivi la relazione dell’istituto di Microbiologia con cui si giustifica l’acquisto diretto senza gara. Infine, vorremmo sapere se la Presidente Tesei abbia mai conosciuto, prima di questi fatti, l’amministratore dell’azienda distributrice a cui viene commissionato l’acquisto diretto".

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