La deputata umbra che fa tremare certi colleghi di Camera e Senato: "Ripropongo il test anti-droga obbligatori"

L’inchiesta di Tom Mackinson per Millennium, il nuovo mensile del Fatto quotidiano, ha riproposto un tema tutt’altro che nuovo: la presenza di droghe in Parlamento. E un servizio del Tg La 7 rilancia la proposta della deputata M5S Tiziana Ciprini, che fin dal 5 agosto 2015 aveva presentato un ordine del giorno contenente l’iniziativa di sottoporre a drug test i parlamentari della  repubblica. La proposta, bocciata dalla Camera con 342 contrari su 453, era stata ripresentata il 6 agosto 2016, con la richiesta di rendere non più facoltativo, ma obbligatorio il test.

Inoltre il presidente della Camera Laura Boldrini, attraverso il portavoce Stefano Menichini una nota in cui viene precisato che l’accesso ai bagni di Montecitorio, aveva spiegato che il test aveva rilevato tracce di cocaina, non è riservato esclusivamente ai deputati. 

«Quanto accade in queste ore, dopo l’inchiesta di Millennium - replica subito Ciprini - spiega perché tanti parlamentari si erano opposti alla mia proposta, sarebbe bastato approvarla due anni fa per non ritrovarsi oggi a dover scaricare le colpe sugli ‘esterni’».

La deputata del Movimento 5 Stelle Ciprini ha ribadito che rilancerà la proposta dei test obbligatori per chi viene eletto deputato e senatore. "Noi andiamo avanti ed anche quest’anno, non appena i tempi parlamentari lo consentiranno – annuncia Ciprini – ripresenteremo la proposta, che continua a rivestire carattere di rilevanza assoluta, perché non è accettabile offrire ai cittadini il quadro di un ramo del Parlamento con oltre la metà dei deputati che si oppongono a questo genere di controlli, peraltro già ampiamente previsti dalla legge per numerose categorie professionali, come indicavo fin dalla mia proposta del 2015".

Presentata la prima volta con Luigi Di Maio come co-firmatario, la proposta prevede drug test per i parlamentari (con appositi kit a spese degli stessi onorevoli, quindi a costo zero per la collettività), nonché controlli con cani antidroga, dinanzi agli ingressi della Camera e all’interno di Montecitorio, per rilevare l'uso di droghe pesanti tra i deputati, «le cui decisioni - sottolinea Ciprini - impattano in modo rilevante sulla collettività». 

"Anche i parlamentari, in quanto cittadini – conclude Ciprini, ben decisa ad andare avanti - dovrebbero essere destinatari dei medesimi provvedimenti riservati a qualsiasi cittadino, non essendo più concepibile per loro un trattamento preferenziale, soprattutto in considerazione dell'imprescindibile legame che unisce lo sviluppo di un Paese ad una sana politica".

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