Visti per Voi - Occident Express al Teatro Morlacchi, la moderna Odissea di una donna

Al teatro comunale Morlacchi, prima nazionale dell’ultima produzione della Stabile. Il titolo (“Occident express”) evoca, per antitesi, il treno di lusso utilizzato da nobili, diplomatici, uomini d’affari e turisti borghesi.

Protagonista di questa moderna Odissea non un eroe epico, ma una donna del popolo, con la sua fragilità. Capace, però, di una grande forza interiore che si rivela in grado di abbattere il muro dell’indifferenza di una società malata di egoismo e di consumo. Haifa, anziana donna di Mosul, percorre oltre 5000 chilometri insieme alla nipotina di quattro anni, attraversando i Balcani per raggiungere, nel Nord Europa, i parenti e la salvezza. Una fuga disperante, non disperata, che Ottavia Piccolo racconta in modo accorato, ma con dignità e senza facili pietismi.

È una vera “pietas”, quella che la Piccolo ci propone: non compatimento, ma “compassione” che è “patire insieme”, facendoci partecipi di un sentimento quasi religioso che intercetta come esigenza di umanità le coordinate della misericordia di Francesco. Pur in una chiave di assoluta laicità, intrisa di eticità valoriale. Uno spettacolo del genere non poteva che far breccia nel cuore della Perugia di Aldo Capitini (che ci ha insegnato l’importanza dell’ “io” e del  “tu”, quando diventano “noi”) e di Walter Binni, con la sua sottile connotazione dell’aggettivo “confortante”, molto diverso da “consolante”. Le note dell’Orchestra multietnica di Arezzo forniscono un tappeto sonoro che ben si adatta alle situazioni: sottolineando senza enfatizzare, così come sempre dovrebbe essere, se si vuol raccontare una storia, piuttosto che declamare un copione.

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Stefano Massini – che esce a salutare, emozionato – si conferma come drammaturgo contemporaneo dalle antenne pronte a cogliere fermenti e frammenti antropologici del mondo contemporaneo. La sua collaborazione con lo Stabile è sale e ossigeno per un teatro che rischia di riproporsi in stanche pseudo-riletture di classici, sempre più usurati.

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