Alla scoperta dei nostri tesori, continua l'esplorazione museale: sotto la lente Porta Sole e il suo territorio

Continua l’esplorazione museale relativa ai rioni perugini. Stavolta sotto la lente Porta Sole o meglio il suo vasto territorio. Guida d’eccezione l’archeologa Luana Cenciaioli, direttrice del Manu

Continua l’esplorazione museale relativa ai rioni perugini. Stavolta sotto la lente Porta Sole o meglio il suo vasto territorio. Guida d’eccezione l’archeologa Luana Cenciaioli, direttrice del Manu. I materiali più importanti – esposti al Manu in apposita sezione – sono quelli della Necropoli di Monteluce. Si tratta di ceramiche, bronzi di età etrusca e romana. Alcuni reperti vennero trovati anche durante lo sterro per la costruzione della zona farmacia.

Importante anche la necropoli ellenistica del cimitero monumentale. La tomba dei Rafi fu individuata (1887) vicino al monumento dei caduti. Al suo interno stavano una trentina di urne, più olle cinerarie e corredo funebre. Anche a Casaglia si trovarono tombe di età ellenistica e corredo di unguentari, pettini, cofanetti da trucco.

Ma l’emergenza più significativa è certamente la tomba Cutu i cui materiali sono disposti nella ricostruzione “sicut erat” nell’interrato del Museo. Siamo al Toppo di Monteluce, in via Madonna del Riccio. Era il 1983 quando Nazareno Banella, un pensionato che lavorava nell’orto del dottor Lorenzo Fonda e di sua moglie Sofia, vide sprofondarsi il terreno imborfato dalla pioggia e scoprì casualmente il prezioso manufatto, vecchio di 23 secoli. Si trattava di un ipogeo a croce greca, lungo otto metri e profondo 2.5, abbastanza povero e privo di decorazioni. Aveva accolto sei generazioni di persone di sesso maschile. Fratture e mutilazioni degli scheletri hanno fatto pensare ad una stirpe di guerrieri. All’apertura, un vapore verdognolo, vagamente profumato, si liberò verso l’esterno.

La tomba conteneva 50 urne cinerarie variamente decorate, che riportano i dati del defunto, usando caratteri etruschi e latini. L’anonimo capofamiglia stava nel sarcofago in arenaria. L’urna più bella è quella di Arnth, un giovane effigiato in posizione semisdraiata, con una patera in mano. Molti arredi (come scudo, armatura, paraguance, schiniere, spada) confermano l’ipotesi militare. A sinistra della porta furono trovati resti di animali, vasetti coi pasti, coppe da libagione. Nel vestibolo un “kottabos” con base ed asta.

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Ben venga la visita alla ricostruzione al Manu. Ma lo scandalo inaccettabile (ce lo ha confermato il grande etruscologo Mario Torelli) è che finora della tomba Cai Cutu è stata fatta una pubblicazione parziale e “a rate” che ha irritato studiosi e quanti hanno a cuore la cultura, l’identità e la storia plurisecolare della Vetusta. Insomma: 35 anni dalla scoperta è ancora se ne attende la pubblicazione integrale! Se non è scandalo questo!

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