Visti per Voi, Il Prezzo di Arthur Miller di scena al Teatro Morlacchi

Visto, e apprezzato, al Morlacchi “Il prezzo” di Arthur Miller. Una Compagnia eccezionale, quella che vede riuniti Umberto Orsini, Massimo Popolizio (nella duplice veste di attore e di regista), Alvia Reale e Elia Schilton.

Un teatro che si pone nel solco della tradizione, ma con una potente carica di modernità. Nel senso che si colloca in linea di continuità con la liturgia del palcoscenico che si propone nudo e crudo, senza inutili orpelli di carattere multimediale. Né furberie, volte a confondere lo spettatore, cercandone il facile consenso. Né una scena d’effetto, se è vero che s’intravedono mobili vecchi, che s’intuiscono tarlati  e desueti. Tutto è affidato alla bravura degli interpreti, senza callide mediazioni.

Il plot. Due fratelli si ritrovano, dopo sedici anni, a spartire le spoglie della casa, che sta per essere demolita e dunque occorre venderne l’arredamento. La famiglia benestante si è impoverita, a seguito della crisi del 1929. Un fratello se n’è andato e ha fatto fortuna nel campo della medicina. L’altro è rimasto in famiglia e si è adattato al mestiere di poliziotto, dovendo sopportare una moglie petulante e depressa, che gli rimprovera il suo fallimento. Oltre alla presenza di un padre anziano e deluso. Ma l’occasione del ritrovarsi costituisce il pretesto per guardare indietro, non meno che dentro se stessi. Così gli angoli si smussano e ognuno comprende il dramma dell’esistenza vissuto dall’altro.

Ad acquistare quei mobili si presenta un vecchio ebreo, che mercanteggia e discute, pur di combinare l’affare. Ma lui stesso si svela provato e deluso dalla vita, tra successi e cadute. Lo spettacolo è bellissimo e salda il debito che la cultura ha con Arthur Miller perché “Il prezzo” mancava tra le opere dell’autore tradotte in italiano. Ora Einaudi l’ha finalmente pubblicato, nel decennale della scomparsa, nella traduzione di Masolino d’Amico. Si esce dal teatro soddisfatti e con un dubbio: che il prezzo da stabilire non riguardi quelle povere masserizie, ma lo scotto che ciascuno di noi deve pagare alla fatica di esistere.

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