Rubrica Visti per Voi: "Il padre" incanta il teatro Cucinelli, spettacolo di livello assoluto

Uno degli spettacoli in assoluto più belli, mai visti nel circuito teatrale umbro. È un testo supportato da due splendidi attori: Alessandro Haber e Lucrezia Lante della Rovere

Uno degli spettacoli in assoluto più belli, mai visti nel circuito teatrale umbro. È un testo supportato da due splendidi attori: Alessandro Haber e Lucrezia Lante della Rovere. “Il padre”, lavoro di Florian Zeller, è accreditato anche in quanto vincitore del Prix Molières 2014. Al Cucinelli ha trovato un’accoglienza entusiastica, anche per la forza e l’attualità del tema trattato: quello della malattia, come il morbo di Alzheimer, che spersonalizza e reifica.

Il protagonista, Andrea, è un uomo dinamico e propositivo, che però comincia a perdere colpi: la senescenza della mente si manifesta con spaesamenti e amnesie. La figlia Anna decide di ospitarlo  a casa propria, ma non tiene conto dell’insofferenza del marito e del fatto che il padre non intende rinunciare alle proprie abitudini e alla rivendicata autonomia. Da qui le incomprensioni che minano il rapporto: è difficile amare quando pare non esserci reciprocità. L’amore, insomma, è un sentimento bidirezionale. Altrimenti, tutto salta. Ma la pièce non ha nulla di pietistico e convenzionale, poiché l’autore e gli interpreti riescono a cavarne, addirittura, spunti di ironia, anche se declinata sul versante dell’amarezza.

La rappresentazione della provvisorietà del percorso esistenziale o, come si dice, la “vanitas vanitatum” fa pensare e coinvolge spettatori di ogni età. Dànno man  forte ai due protagonisti, David Sebasti e Daniela Scarlatti, Ilaria Genatiempo e Alessandro Parise, che fanno debitamente apprezzare le scelte registiche di Piero Maccarinelli. Un lavoro in cui non c’è nulla di sbagliato: semplici ed efficaci le scene, modulari e dinamiche (Gianluca Amodio), pertinenti i quasi non-costumi di Alessandro Lai, un orologio svizzero le luci (Umile Vainieri), calzanti le musiche, tra effetti sonori ed elettronica (Antonio Di Pofi). Uno spettacolo che ci riconcilia col teatro e compensa lo spettatore di tanto sciattume che si vede in giro. Degno corollario: la raccolta di solidarietà finale a favore dell’AIMA (Associazione Italiana Malattia di Alzheimer) sotto il brand “Non dimenticare chi dimentica”. Perché anche il teatro aiuta a pensare e a ricordarci che la mente può perdersi nell’abisso dell’oblio.

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