RUBRICA Visto per voi: "Venere in pelliccia" a Solomeo, l'eros e la seduzione patologica

Una dark comedy con venature di sexual seduction e di dramma identitario. Visto al Cucinelli “Venere in pelliccia”, con Sabrina Impacciatore e Valter Malosti, che ha curato anche la regia. La commedia è un adattamento, scritto da David Ives, del precedente letterario di Leopold von Sacher Masoch, autore così noto da aver dato luogo a una definizione patologica dell’eros.

Il plot: un regista sta curando l’adattamento di “Venere in pelliccia” per cui cerca un’attrice adatta al ruolo della spregiudicata Wanda Von Dunayev. Alla fine di una giornata sfiancante, mentre fuori piove a dirotto, il regista vede presentarsi un’aspirante sfrontata, arrivata con colpevole ritardo per il provino. Dopo una schermaglia e un diniego iniziali, il regista si convince all’audizione, scoprendo che dietro l’aspetto di una confusionaria e scombinata Vanda si cela una donna – dotata di attraente volgarità – che la sa lunga in materia di potere e sessualità. Sguaiata, ma dotata di antenne sensibilissime, la donna coinvolge il regista nel ruolo di se stesso, in una dinamica sovrapposizione di realtà e delirio. Poi lo induce a impersonare il ruolo della donna, aiutandolo al disvelamento di lati ambigui della personalità, sospesa tra perbenismo e masochismo.

La ripresa delle recite, dopo una pausa di sei mesi, ha comportato diversi giorni di rodaggio presso l’accogliente ospitalità di Cucinelli, il cui teatro, in forma di residenza, si è ormai accreditato quale ambita sede delle più rilevanti Compagnie nazionali.

Quanto alla commedia, si presenta come uno dei più riusciti spettacoli della stagione. Bravi gli interpreti che escono bene dal confronto con Emmanuelle Seigner e Mathieu Amalric, protagonisti della versione cinematografica di Roman Polanski. La Seigner  era più sofisticata ed enigmatica, mentre Sabrina Impacciatore interpreta con disinvoltura il ruolo della seduttrice, colorendolo con sfaccettature da “coatta” che la calano alla perfezione nel profilo antropologico italiano ed italiota. Tutto perfetto: anche i costumi del premio David di Donatello 2016 Massimo Cantini Parrini, i suoni del premio Ubu 2014 Gup Alcaro, le scene e le luci di Nicolas Bovey. Onore al teatro quando, come in questo caso, riesce a indurre divertimento e riflessione!

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