Teatro Morlacchi, un Don Chisciotte moderno: il Balletto di Roma colpisce al cuore

Una rilettura del capolavoro di Cervantes, con le coreografie di Fabrizio Monteverde: il tutto sorretto da una scenografia semplice ed efficace

Al Morlacchi, il Balletto di Roma colpisce al cuore gli appassionati di danza e non solo. Un Don Chisciotte modernamente rivisitato: al posto del cavallo, una macchina ridotta a rottame da discarica. E poi tanti libri, a simboleggiare lo spunto che porta l’hidalgo alla follia. Una pazzia che diviene lucidità di analisi nei rapporti di conflitto o complicità col popolo dei “sani”.

Una rilettura del capolavoro di Cervantes, con le coreografie di Fabrizio Monteverde: il tutto sorretto da una scenografia semplice ed efficace. Basti pensare alla genialata delle pale dei mulini a vento, immaginari giganti, risultanti dalla proiezione di un banale ventilatore. Con un effetto strabiliante, anche se a buon mercato. Ciò che conta è l’idea.

Ambiguità e incertezze interpretative costituiscono una vera sfida esegetica, con iniziale spiazzamento dello spettatore. Che poi, preso dal gioco, si cala in un mondo onirico eppure straordinariamente reale. Personaggio straniato e straniante, questo don Chisciotte in canotta e mutande, macilento, fortemente drammatico. Perché non c’è niente da ridere. L’errore diviene orrore in una società fondamentalmente impazzita, che non sa più distinguere il bene dal male, la sincerità del sentimento dall’amore prezzolato. Le ballerine ancheggianti su scarpe da pornostar sono un’idea originale ed efficace. La fanciulla incinta partorirà un bambino o uno dei mostri del nostro tempo: razzismo, sfruttamento, indifferenza?

L’agnizione finale ci propone il sognatore con in testa una cazzuola, i piedi immersi in una bacinella, lavato da un’immaginaria Dulcinea che lo imbratta di sangue.

Una scommessa vinta, con una drammaturgia complessa. Eppure straordinariamente trasparente. Con l’augurio che ci siano sempre tanti don Chisciotte a sognare un futuro eroico: unica ancora di salvezza in un mondo massificato e crudele. Differenza sì, indifferenza no. Perché nel coro occorre sempre uno stonato.

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