VISTI PER VOI Messa in scena memorabile de “I Miserabili” di Victor Hugo al teatro Morlacchi

Raramente si è potuta vedere una trasposizione teatrale così efficace di una pietra miliare della letteratura francese dell’Ottocento, per la regia di Franco Però, nell’adattamento di Luca Doninelli

Franco Branciaroli nel ruolo di Jean Valejan de Miserabili

Una messa in scena memorabile, quella de “I Miserabili” di Victor Hugo, cui abbiamo potuto assistere al teatro Morlacchi. Raramente si è potuta vedere una trasposizione teatrale così efficace di una pietra miliare della letteratura francese dell’Ottocento, per la regia di Franco Però, nell’adattamento di Luca Doninelli.

È segno di una rinnovata attenzione per la scrittura drammaturgica nella sua scaturigine da capolavori acclarati da un consenso universale: se ne è avuto tangibile esempio nell’altrettanto miracolosa operazione de “Il maestro e Margherita”, persuasa produzione del nostro Stabile.

Insieme a Franco Branciaroli, nel ruolo di Jean Valejan, il pubblico ha potuto applaudire una nutrita compagine di eccellenti attori, spesso impegnati in più ruoli: Alessandro Albertin, Silvia Altrui, Filippo Borghi, Romina Colbasso, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Andrea Germani, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Jacopo Morra, Maria Grazia Plos, Valentina Violo.

Assolutamente straordinarie le scene, modulari e dinamiche, posizionate dagli stessi attori in un balletto che ha abolito il diaframma fra azione narrativa e contesto spaziale.Ottime le musiche (sebbene non sempre regolate al giusto volume) che hanno funto da tappeto sonoro in passaggi di forte emotività.

La piacevole visione di uno spettacolo di inusuale grandezza ci induce però ad avanzare almeno un paio di modesti suggerimenti. Il primo attiene all’eccessiva oscurità in cui si dipana l’intera vicenda: non solo bassifondi e tenebrosi recessi di coscienze, ma anche momenti luminosi, squarci rivoluzionari e situazioni esaltanti, avrebbero verosimilmente richiesto atmosfere e contesti meno tetri.

Il secondo limite riscontrato dagli spettatori – che se ne sono lamentati – è consistito nella fragilità sonora di dialoghi la cui percezione non superava le prime file. Ed è stato un vero peccato.

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