VISTI PER VOI Per Smanie di Primavera, al Morlacchi, “Almost, Maine”

Cose che possono accadere solo nel Maine, in una cittadina di poche anime, in un freddo venerdì di un anno qualunque. Il testo da cui sono tratte le cinque affabulazioni è “Almost, Maine” di John Cariani, un bestseller del teatro americano contemporaneo

Due cow boys in Almost, Maine (Jacopo Costantini e Ludovico Röhl)

Cose che possono accadere solo nel Maine, in una cittadina di poche anime, in un freddo venerdì di un anno qualunque. Il testo da cui sono tratte le cinque affabulazioni è “Almost, Maine” di John Cariani, un bestseller del teatro americano contemporaneo.

Sono tutte storie d’amore, sebbene declinate in modalità che si reggono in precario equilibrio fra il sentimento e l’ironia. Storie un po’ assurde, tenute insieme da un senso di solitudine e dal desiderio di condivisione. C’è chi lo chiama amore. Anche quando le solitudini che s’incontrano sono quelle, omoerotiche, di due ruvidi cow boy (Jacopo Costantini e Ludovico Röhl ) che scoprono imprevedibili affinità elettive (alla maniera de “I segreti di Brokeback Mountain”).

Una pièce composita in cui – in una scenografia “assente” – s’intercetta un’aurora boreale da aspettare in un campo di patate, per omaggiare il nome e la memoria di un marito morto, anzi ammazzato da un’uxoricida, pentita mica tanto. Ma col cuore a pezzi, raccolti in un sacchetto di stoffa. Mentre in petto le batte un cardio tecnologico indistruttibile.

Un tipo insensibile al dolore e una rubrica delle cose che “possono fare male” da compilare insieme a una sconosciuta. E altre situazioni, quasi da teatro dell’assurdo, vissute con rassegnata quotidianità.

Un affresco della provincia americana in cui tutto accade e niente accade. O forse si vive nell’attesa di un evento che possa segnare una svolta. Almeno per una volta.

La componente femminile è incarnata da Giulia Trippetta Silvia Zora, convinte e convincenti. Samuele Chiovoloni si conferma regista e autore di talento, tanto da ottenere meritati riconoscimenti. Ne abbiamo vista e apprezzata la costante crescita, ampiamente confermata da questa prova registica di vaglia.

I giovani dello Stabile si dimostrano meritevoli dell’investimento, in termini di aspettative confermate, prima da parte di Franco Ruggieri e poi dell’attuale direttore artistico, Nino Marino. Una buona scelta per valorizzare giovani talenti. Che affrontano queste “smanie” quasi invernali con la primavera della loro giovinezza.

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