Al Cucinelli un avvio di stagione di classe con Umberto Orsini, intramontabile signore della scena

Lo spettacolo è stato riallestito a Solomeo, dove Orsini (che con questo spettacolo cult vinse nel 2001 il Premio Ubu come miglior attore) si è soffermato per circa un mese

Al Cucinelli un avvio di stagione di classe, con un grandissimo Umberto Orsini, intramontabile signore della scena. Ha proposto un testo tratto dal romanzo di Thomas Bernhard, “Il nipote di Wittgenstein”, per la regia e l’adattamento scenico di Patrick Guinand.

Lo spettacolo è stato riallestito a Solomeo, dove Orsini (che con questo spettacolo cult vinse nel 2001 il Premio Ubu come miglior attore) si è soffermato per circa un mese. Il testo tocca il tema dei sentimenti, con una varietà di toni straordinaria. Orsini impersonifica Bernhard che parla a se stesso, alla presenza di una fantesca silenziosa, interpretata da Elisabetta Piccolomini.

Si racconta di un’amicizia sui generis, legata al tema della malattia fisica e mentale. I due personaggi raccontati sono lo stesso Bernhard, che si è mostrato capace di prendere consapevolezza e dominare la propria pazzia. Mentre il muto interlocutore, rappresentato con lacerti di memoria, è Paul Wittgenstein, morto in manicomio e  nipote del filosofo Ludwig Wittgenstein. L’invenzione del personaggio muto è una soluzione estranea al romanzo, ma straordinariamente efficace.

La recitazione di Orsini è strepitosa. Torrenziale e narrativa, nella prima parte. Sofferta e dolente nella seconda. Orsini ha dichiarato: “Non cerco di interpretare un personaggio, non ‘faccio’ Bernhard. Qui ho deciso di ‘essere’ Bernhard e quindi, più che fare un personaggio, sono me stesso che parla con le parole di un autore grandissimo, che finirà comunque per prevaricarmi e quindi rappresentarsi”.

Un’applicazione del metodo (psicotecnica) Stanislavskij? Non credo proprio. Orsini riesce a calarsi, a convincersi e a convincere. Se sia tecnica o forza interiore non si sa. È certo che prestazioni di questo livello sono da scrivere a lettere di bronzo nel cuore e nella mente di chi ha avuto il privilegio di esserci.

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