Successo di pubblico al Teatro Bicini, in cartellone la commedia "Il cappello di carta" di Gianni Clementi

Dopo il magnifico debutto della scorsa settimana, sottolineato da calorosi applausi ed espliciti consensi del pubblico intervenuto, proseguono al teatro Bicini le repliche della commedia “Il cappello di carta” di Gianni Clementi, autore contemporaneo tra i più rappresentati, che la Compagnia del Canguasto, diretta da Mariella Chiarini, ha messo in cartellone per tutto il mese di marzo, fino al 3 aprile. Il testo è uno spaccato di vita ambientata tra l’estate e l’inizio dell’inverno del 1943che racconta le vicissitudini tragicomiche di un’umile famiglia di muratori perugini trasferita a Roma, un delicato quadretto familiare costretto a convivere con le paure e gli orrori del secondo conflitto mondiale. Un succedersi di stati d’animo e di passioni, tra i momenti di gioia regalati dalle piccole vicende quotidiane e i momenti cupi e drammatici scanditi dalla guerra.

Tipologie di uomini e donne diversi e legati ognuno alla propria generazione, si scontrano e si mettono a confronto, condividono o anche contrappongono i loro piccoli “drammi” familiari e i loro sogni semplici ma importanti; e motivo di discussione – o piuttosto, di svago – può essere anche costruire un cappello col giornale.

 Efficace l’interpretazione degli attori, che hanno dato anima e voce ai personaggi magistralmente dipinti dall’autore: il vecchio nonno (Paolo Braconi) un po’ svanito, ma ancora autoritario, il figlio Leone (Fabio De Felice) gran lavoratore, ma un po’ “bambagione”, il nipote Candido (Filippo Alunno Rossetti) che non ne vuole proprio sapere di sporcarsi le mani con la calce, un po’ contestatore,  riesce finalmente a dormire “in pace” quando resta da solo in cucina e fuori si sentono le bombe, mentre tutti gli altri sono andati a rifugiarsi; la nipote Bianca (Ingrid Monacelli/Margherita Belia) impegnata nella stagione dell’amore col baldo giovane Remo (Fabio Furiosi); la nuora Camilla (Mariella Chiarini) spesso scorbutica, ma concreta e saggia; la figlia Anna (Elisabetta Zamperini) vedova con desideri sopiti e dall’animo sensibile e delicato. Tutti costoro sono testimoni inconsapevoli della Storia, quella con la “S” maiuscola e nel loro microcosmo contribuiscono a raccontarla e ad interpretarla.

Regia di Mariella Chiarini, scene e costumi (rigorosamente d’epoca) di Luciana Strata, audio-luci di Dario Mehrjow e Massimo Tortoioli.

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