"L'inferno dantesco" dei ragazzi di San Patrignano, al Cucinelli lo spettacolo che "commuove"

Uno spettacolo intriso di lacrime e stridore di denti, un "Dante, Inferno 2.0" che riepiloga vicende di microstorie, attualissime e dolorose. Ma non prive di speranza

Polo artistico di San Patrignano all’anfiteatro Cucinelli di Solomeo. Una serata dantesca che supera la performance di Benigni. Perché i ragazzi in scena raccontano di sé, del proprio percorso di uscita da un buco incommensurabile e dal vuoto che si portavano dentro. Una redenzione vera, non letteraria. Perché il teatro è tale se racconta la vita e ci rende migliori, come diceva Aristotele nel quarto libro della sua “Metafisica”.

Uno spettacolo intriso di lacrime e stridore di denti, un “Dante, Inferno 2.0” che riepiloga vicende di microstorie, attualissime e dolorose. Ma non prive di speranza. E questa prova, che incrocia teatro e vita, ne è la tangibile dimostrazione. Lo strazio dei dannati è quello della quotidianità attraversata da tanti di loro, giovani uomini e giovani donne in cerca di riscatto.

Così la “Commedia” si dipana in una mistilingua che incrocia napoletano e pugliese, romano e fiorentino, a riprova di una condizione  di dolore universale, nel nome di una condivisione dell’avventura esistenziale che si propone come paradigmatica, ma da esorcizzare, da superare in nome dell’amore.

Così, i ragazzi di  San Patrignano “escono” dal fondo dell’Inferno delle loro coscienze, dal buio dei loro errori pregressi, dalla ghiacciaia di Cocito, attraverso la “natural burella” a scoprirsi figli di quel Dio “che move il cielo e le altre stelle”. Un teatro-terapia della specie più alta.

Uno spettacolo denso, che muove e commuove. Giovani impegnati fino allo spasimo, con mezzi semplici ma efficaci, valendosi di qualche bastone, di una straordinaria fisicità, di vocalità esasperate, della colonna sonora di una chitarra, un violino, un basso e percussioni a scandire i momenti topici della narrazione. Che non si allontana dal testo dantesco, se non per raccontarlo con la passione e con l’immediatezza del dialetto.

All’anfiteatro Cucinelli, dunque, una grande lezione, quella che i giovani di San Patrignano hanno appreso da Pascal La Delfa, regista di teatro sociale, e da Nicola Rosti, formatore musicale della Comunità che fu di Muccioli. Una lezione che ha trasformato un sogno in realtà. Una realtà che prende vigore quando il sogno non è di uno solo, ma di tutti. Una reale catarsi.

Un padre, alla fine della rappresentazione che ha turbato e ammaliato gli spettatori, si avvicina al cronista e chiede di inviargli qualche scatto. Come dire di no? Lui non ha fotografato per non mettere in imbarazzo il figlio: uno dei tanti che hanno iniziato il tanto desiderato percorso di rinascita. Una grande lezione di cultura e umanità che non deve lasciarci indifferenti. Perché, rispetto a questo terribile problema, nessuno di noi può dirsi perfettamente innocente. 

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