Il poeta D'Annunzio non venne ad Assisi, ma quella scritta di accoglienza è rimasta visibile a lungo

Osservando le immagini ingrandite di una ripresa ad altissima definizione dell’“Umbria vista dall’alto” del fotografo Paolo Ficola, si può intercettare qualche traccia di una scritta in lode del santo serafico

Assisi, Vista topologica della scritta

Il poeta Gabriele D’Annunzio non venne ad Assisi, ma quella scritta di accoglienza francescana è rimasta visibile a lungo. Una foto d’epoca lo documenta.

Merito del Maestro dell’aerofotogrammetria Paolo Ficola e intuizione dell’infaticabile “indagatore” Marcello Betti, novello Indiana Jones, sempre alla ricerca di nodi da sciogliere e misteri da decifrare.

Stavolta siamo nell’area circostante la basilica papale di San Francesco. Osservando le immagini ingrandite di una ripresa ad altissima definizione dell’“Umbria vista dall’alto” del fotografo Paolo Ficola, si può intercettare qualche traccia di una scritta in lode del santo serafico. In occasione di una delle tante mostre di questi scatti aerofotogrammetrici, Ficola mise, l’una accanto all’altra, la propria recente ripresa e una foto aerea dello stesso sito, inquadrato dalla medesima angolatura, da parte di un anonimo, intorno al 1927, per conto del Ministero dell’Aeronautica militare, voluto dal trasvolatore atlantico Italo Balbo.

In quella immagine d’epoca (qui in pagina la ricostruzione topologica) la scritta era abbastanza evidente. Anche se quella fotografia era stata scattata ad alcuni mesi di distanza, con la vegetazione ricresciuta. Utilizzando quell’innesco, Betti, con la sua immarcescibile curiosità, ricostruì un episodio di storia locale.

Le cose dovrebbero essere andate in questo modo. La scritta sarebbe stata ricavata sul prato rasato, disponendo dei sassi bianchi e breccino a formare una frase di lode francescana. Una scritta della lunghezza di oltre cento metri, a lettere cubitali, tanto da poter essere vista (e letta) anche da notevole altezza. In modo da accogliere degnamente l’illustre personaggio, caro al regime.

In occasione del settimo centenario della morte del Santo, l’avvocato assisiate e podestà di Assisi Arnaldo Fortini si fece carico di organizzare adeguati festeggiamenti. La scritta va dunque contestualizzata nel quadro di quell’iniziativa. Fortini godeva della stima di D’Annunzio, col quale intratteneva rapporti epistolari. Nell’occasione, il Vate sarebbe venuto ad onorare l’amico e la città serafica.

Risulta che il discorso ufficiale (lirico-epico-politico) lo avrebbe appunto tenuto il poeta. Il celebrato Vate d’Italia sarebbe dovuto scendere al Lago Trasimeno, presso la Sai Ambrosini di Passignano, a bordo di un idrovolante, per poi da lì recarsi ad Assisi.

La realizzazione della scritta non costituirebbe di per sé un fatto raro. Anzi: risulta perfettamente in linea col gusto e con l’epica del periodo.  È noto infatti che il costume del tempo era solito prediligere la realizzazione di scritte su spazi aperti, su versanti delle montagne e quant’altro. Tendenza confermata, d’altronde, dalle frasi vergate sulle pareti esterne delle abitazioni, soprattutto periferiche e rurali, al fine di elogiare le mirabilia del regime.

E la scritta a terra, di notevoli dimensioni, fu veramente fatta, se così vogliamo intendere la lettura della foto d’epoca, di poco posteriore. Betti, però, non si è accontentato del proprio giudizio ma, attraverso un amico, ha consegnato la foto d’epoca a una sezione ad alta specializzazione di un nucleo dei Carabinieri per un’eventuale lettura e interpretazione. Gli esperti hanno confermato che certamente si tratta di una scritta e non di sassi disposti in modo casuale. Solo che risulta impossibile una lettura chiara e univoca. La foto fu infatti scattata qualche mese dopo l’evento e la ricrescita dell’erba ha certamente coperto alcuni elementi della frase, facendola risultare inintellegibile.

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Cercando conferma dell’evento e delle notizie dell’epoca, Betti ha sentito i frati del Sacro Convento. Dai quali non è però venuto alcun aiuto, poiché i francescani si sono dichiarati completamente all’oscuro della vicenda. Anche una ricerca effettuata negli Archivi militari non ha fornito esito migliore. Difatti, il volo fu inizialmente previsto, ma non si effettuò e dunque mancano documenti, attestazioni, permessi, pezze d’appoggio. Ma l’indagine va comunque avanti. Con testardaggine. Perché qualcosa di eccezionale fu di certo pensato, e realizzato, in relazione al ventilato arrivo del lirico cantore così legato al regime.

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