Perugia, centro di arte e cultura galega: merito dello Studium e dei professori Pulsoni e Paone

Dopo il memorabile spettacolo al Bicini, una strepitosa iniziativa ai Notari, che prelude a un prossimo incontro con due poeti galeghi a San Matteo degli Armeni il 3 dicembre alle 18

Perugia, centro d’irradiazione di arte e cultura galega. Merito dello Studium e dei professori Carlo Pulsoni e Marco Paone, persuasi motori di iniziative culturali di vaglia. Il Centro di studi galeghi ha come scopo la diffusione della lingua e della cultura della Galizia e Perugia lo fa egregiamente, dal 2016, come terzo polo in Italia. Una perfetta collaborazione fra la Xunta de Galicia e l’Università degli Studi di Perugia dà forza al Centro di Studi galeghi che si propone di diffondere la lingua, la cultura e la letteratura galega non solo nel contesto accademico, ma anche sul territorio. Attraverso iniziative di sicuro interesse che coinvolgono la cittadinanza.

Dopo il memorabile spettacolo al Bicini, una strepitosa iniziativa ai Notari, che prelude a un prossimo incontro con due poeti galeghi a San Matteo degli Armeni il 3 dicembre alle 18.

Ai Notari – introdotto da Marco Paone – si è tenuto un concerto del cantante Xoàn Curiel, validamente affiancato dalla studentessa Clara Borghesi che ha introdotto ogni brano, declinandone il contenuto e la temperie artistico-culturale.

Poesia e musica si sono così coniugate sotto il segno di una matura esecuzione di grande spessore artistico. Si è parlato di sentimenti, di gioia e di tristezza, di emigrazione e di fede. Essendo peraltro ben nota la fama di Santiago de Compostela e del suo “cammino”.

Canzoni dal sound sudamericano, parole di poetesse galeghe e perfino, voltato in musica, il “Padre mio” di Alda Merini.

La giovane Clara Borghesi ha illuminato la scienza con garbo e una voce perfettamente modulata che si è alternata e sovrapposta a quella di Curiel in sofisticati controcanto di terza e di quinta.

Il cantante galego, a Perugia dopo un concerto tenuto al Museo d’Arte Moderna di Roma, parla volentieri del suo lavoro. “Giro il mondo e assorbo sonorità diverse da quelle del nostro folclore, cui ho comunque dedicato qualche raccolta”. Aggiunge: “Amo molto la musica sudamericana e specie la brasiliana. Mi piace reinterpretarla secondo la mia cultura”.

L’esecuzione alla chitarra è avvolgente, come quella di un’intera orchestra. Gli interventi misurati e potenti. Specie quando, alla fine, il pubblico viene invitato a partecipare al coro, con “7 parole 7” che raccontano di un’onda che avvolge e travolge. Come la musica e l’umanità che trasuda da una performance di vaglia.

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