PerSo, al Post Mod, ci racconta il “chi è” di Marcello Fonte, l’uomo dei cani, attore per caso

PerSo, al Post Mod, ci racconta il “chi è” di Marcello Fonte, l’uomo dei cani, attore per caso. “Dogman”, di Matteo Garrone, è il film che ha disvelato un attore anonimo, senza scuola, ma non privo di talento naturale, tanto da risultare vincitore del premio come miglior attore a Cannes. La storia di Marcello Fonte ha dello straordinario: scoperto, per una fortuita circostanza, in occasione di una recita di ex detenuti: uno di loro muore all’improvviso e Fonte viene chiamato a sostituirlo.

Marcello è un dropout che alberga negli scantinati di un cinema dismesso, tra masserizie e abiti logori, rimediati un po’ in giro. La sua famiglia d’origine vive al sud, baraccata. Da qui il titolo del documentario “Sembravano applausi”. Difatti Marcello racconta che, quando pioveva, lo scroscio dell’acqua sulle lamiere del tetto produceva un rumore simile ad applausi. Quegli applausi che un pubblico e una giuria internazionale gli hanno meritatamente tributato a Cannes per la sua interpretazione in “Dogman”.

La regista Maria Tilli, in sala col critico Giovanni Piperno, racconta di un’opera nata come backstage e poi, dopo il boom del film e del suo protagonista, divenuta essa stessa film. Un racconto efficace, dipanato fra i momenti di ripresa e di preparazione delle scene, ma proponendo anche uno spaccato sociale e antropologico che vede in primo piano l’ambiente di provenienza, i familiari, gli amici.

Fonte non è di certo un attore formato. Talvolta, le riprese sono state ferme perché non riusciva a entrare. Come quando, dovendo colpire in testa l’antagonista rinchiuso in gabbia, viene invitato a bere una grappa per trovare il coraggio di simulare una violenza. “Il successo – chiede alla Tilli l’Inviato Cittadino – ha cambiato in meglio lo stile di vita di Marcello?”.

“Non più di tanto – risponde la regista – dato che è un tipo semplice, che si accontenta di poco. Dice di essere felice così, senza tante pretese, continuando a fare la vita di sempre”. Nel film, Fonte ricorda: “Vivevamo alla meglio, io e la mia famiglia. Ma ridevamo tanto!”. Certo, Fonte – visto di recente nel film dell’Archibugi – non va oltre l’immagine del personaggio dimesso, modesto, di poche parole. Non potrà certo interpretare ruoli diversi. Ma non dimentichiamo la massima che recita: “Vivere con semplicità è pensare con grandezza”. E, vista così, la figura di Marcello Fonte, alias Dogman, può assurgere al titolo di “grande”. Grazie al PerSo
Festival per avercelo ricordato.

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