A Paolo Genovese, per "The place", il premio del Love Film Festival per la miglior regia

Dopo la puntuale introduzione di Emanuele Regi   è stato bello vedere e commentare lo splendido “The place” (ben 8 candidature ai David), insieme all’autore, Paolo Genovese, premiato al Love Film Festival

Dopo la puntuale introduzione di Emanuele Regi (un giovane del quale sentiremo molto parlare)  è stato bello vedere e commentare lo splendido “The place” (ben 8 candidature ai David), insieme all’autore, Paolo Genovese, premiato al Love Film Festival per la miglior regia. 

Il plot: Un misterioso personaggio (Dio, il diavolo, la nostra coscienza, la parte oscura di noi?) siede sempre allo stesso tavolo di un bar, disposto ad esaudire i desideri di otto visitatori che, in cambio, debbono  compiere un atto riprovevole. Ma alla fine  tutto il male decanta nel riscatto etico e morale. Bello il film e interessante il colloquio col pubblico del regista del pluripremiato “Perfetti sconosciuti”, già omaggiato dal Festival di Daniele Corvi.

Genovese – a dispetto del cognomen – è perugino di Marsciano (la patria dell’imperatore romano Gaio Vibio Treboniano Gallo) con casa a Todi, e della peruginità conserva la rude franchezza. Racconta, infatti, con umorismo aguzzo, quando vinse il prestigioso festival di Locarno, grazie alla distrazione di un proiezionista che, mettendo il mascherino sbagliato, fece vedere tutto il film fuori fuoco. E la motivazione del premio fece leva proprio su questa apparente scelta estetica, in realtà casuale. Genovese è leale: il racconto, divertentissimo, poteva tenerlo per sé.

Poi dà esito alle domande del pubblico, interessato. Intanto, rispondendo ad Adriana Galgano che si complimenta per l’esportazione delle sue opere,  chiarisce che “Perfetti sconosciuti” è stato il più visto in Europa negli ultimi 30 anni. E scusate se è poco. Poi parla del suo set “corale, armonico, complice”. Con prove così fitte e puntuali da arrivare al ciak senza intoppi.

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Si schernisce quando si cita Anna Arendt e la sua “banalità del male”, rispondendo “Non ci avevo pensato”. A smentire un’asserita dimensione “intellettualoide”, lontana dai suoi obiettivi artistici e umani.Genovese parla dei social e ne contesta l’aspetto troppo “giudicante”, anticipando che, a breve, verrà anche inserito il “non mi piace”. Insomma: il Grifone d’Oro di Corvi va a un regista preparato, originale e fondamentalmente onesto.

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