In esposizione, al Manu, 19 rari esemplari di reliquiari del Settecento (fra religiosità e credulità popolare)

Iniziativa di grande interesse, sotto il profilo storico e antropologico. Si tratta di piccoli contenitori di minimi resti, attribuiti a santi o martiri, divenuti nel passato oggetto di culto

La bufala delle reliquie ha sedotto per secoli la religiosità popolare. Si pagavano cifre elevate per presunte penne delle ali dell’Arcangelo Gabriele (strappare alle oche da furbi contraffattori) o spine della corona di Cristo (absit iniuria verbis per gli amici montonesi). Di questo si alimentava la credulità popolare, con religiosità mista a una disarmante ingenuità.

Ma le reliquie, anche se palesemente farlocche, si sono arricchite di preghiere e richieste degli oranti, tanto da finire con l’assumere un valore che ne giustifica, in quale modo, l’adorazione.

Il Manu – che di reliquie possiede una collezione interessante – propone per Mercoledì 31 ottobre, alle ore 16:30, una speciale esposizione di ben diciannove reliquiari di vario formato (da 2 agli 8 cm) risalenti alla fine del Settecento. Iniziativa di grande interesse, sotto il profilo storico e antropologico. Si tratta di piccoli contenitori di minimi resti, attribuiti a santi o martiri, divenuti nel passato oggetto di culto.

Pellegrini, devoti, religiosi li portavano con sé conferendo agli stessi un valore protettivo o – come si dice con un termine colto –  “apotropaico”, ritenendoli in grado di allontanare disgrazie, disavventure e mali di varia natura. Sono anche “preziosi”, in quanto realizzati in argento dorato, tessuto, vetro. Ma, al di là del valore materiale e della verosimiglianza del reperto, gli oggetti rivestono un notevole interesse di carattere antropologico.

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Verranno esposti, fra l’altro, una reliquia di San Pietro apostolo, frammenti di veste della Vergine, reperti del Presepe Domini, schegge di ossa di San Francesco e Sant’Antonio. Tra le particolarità di particolare pregio, anche un reliquiario multiplo di dodici santi, con sigillo cardinalizio in ceralacca. Quando si dice: “non badare a spese”!   L’allestimento è stato curato dall’archeologa Silvia Casciarri e da Emanuela Casinini, sotto la direzione scientifica della direttrice Luana Cenciaioli.

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