“Scatti d’emozione” e “Senza rete”, due protagonisti speciali in mostra alla Galleria Artemisia

Due protagonisti speciali, in mostra alla Galleria Artemisia di Giuseppe Fioroni fino al 4 marzo. La mostra bicefala di via Alessi 14 si declina sotto le denominazioni “Scatti d’emozione” e “Senza rete”. Entrambi gli artisti provengono dal mondo delle professioni e per loro l’arte costituisce una speciale occasione per dar sfogo a una persuasa vocazione che fa loro avvertire l’urgenza di esprimersi. In chiavi certamente diverse e, forse proprio per questo, potenzialmente complementari.

Il primo, Fabio Palmieri, presenta opere fotografiche che smarginano in una sorta di pittura, declinata in chiave iperrealista. Fabio – che di mestiere è tecnico della Polizia scientifica – allestisce in studio uno speciale e sofisticato set fotografico. Vi dispone oggetti che – per contenuti, tonalità e tagli di luce – richiamano le nature morte della grande pittura secentesca napoletana e fiamminga.

Insomma: una messa in scena che ha in sé la forza della tradizione, coniugata con la freschezza della contemporaneità. “Quando vado in giro per mostre e mercatini – dice  – cerco e acquisto oggetti dalla spiccata suggestione evocativa e poi ne faccio oggetto di creatività”. Il risultato è strepitoso: tra Rubens e Caravaggio. Non meno fortunata la produzione del secondo fenomeno, che risponde al nome di Alfredo Mommarelli, professione architetto. Si firma Edo perché, spiega: “Era l’affettuoso nomignolo con cui mia madre mi chiamava da piccolo”.

Anche Alfredo realizza prodotti ad alta carica creativa, partendo dallo studio dei materiali e da una visione spaziale intimamente connessa alla sua consuetudine con la plasticità. Plasma sabbia, stucchi, plastica, metallo e cotone. Così la stoffa resta morbida e insieme consistente, se spalmata di diverse mani di prodotti la cui composizione deve restare un mistero. Mommarelli riesce, insomma, anche con la stoffa, a dar forma a una prospettiva solida tridimensionale. Da buon architetto, “costruisce” composizioni materiche che sconfinano con l’astrazione.

Se il paragone non sembrasse “sacrilego” ai Soloni dell’arte, Mommarelli potrebbe definirsi un Burri in sedicesimo, attento ai volumi e spesso orientato al monocromo, perché la forza sta tutta nell’esuberanza della plasticità, che canta nell’esaltazione della luce. Una coppia di artisti di cui sentiremo ancora parlare.

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