Dermatologo di professione, e pittore per passione, Mario Tomassini propone un calendario con le Porte della Vetusta

Quest’anno Mario, come tema grafico della sua identitaria scansione dei dodici mesi, propone “le antiche Porte”, quelle con la maiuscola, s’intende! Una teoria di immagini colorate, finto naïf, di raffinata fattura

Provaci ancora Tom! Non è la parafrasi del titolo di un celebre film di Woody Allen (in cui il protagonista era invece tale Sam), ma il risultato – ormai tradizionale – di un impegno legato all’amore per Perugia. Ma chi è Tom? Ovvio: il dermatologo di professione, e pittore per passione, professor Mario Tomassini.

Quest’anno Mario, come tema grafico della sua identitaria scansione dei dodici mesi, propone “le antiche Porte”, quelle con la maiuscola, s’intende! Una teoria di immagini colorate, finto naïf, di raffinata fattura. L’elegante diegesi grafica si dipana facendo seguito a una quartina di Claudio Spinelli che della Vetusta fu appassionato cantore. “È quista la Perugia, quilla vera/ fresca, grifagna, da la cima dura / a guardalla man man che se fa sera / è de ’n bello ferrigno che spaura”. Direi quasi che Mario è l’alter ego… grafico del maggior poeta perugino nella lingua del Grifo.

Sono Porte esistenti o scomparse. Eccole in elenco. La Postirela della Cupa, quella che si affaccia sul Campaccio: porticina, come dice il nome, seminterrata e dal sapore vagamente jettatorio. Era infatti anche chiamata Libitina e si sa che i libitini erano i beccamorti che si occupavano dei gladiatori morenti.

Febbraio arriva con la trecentesca Porta Santa Susanna o della Colombata. Poi la Porta Eburnea, non quella etrusca (che poi è un arco) della Mandorla, ma quella detta Crucia, con tanto di iscrizione latina. A seguire, quella della Conca inferiore, sotto l’ex mattatoio, oggi giurisprudenza. Poi quella dei Gigli di via Bontempi con l’omino che arranca sulle ripide scalette.

Quindi quella del Castellano o di San Giacomo, con la targa MIMMO1 (palese il riferimento all’amico Domenico/ Mimmo Coletti, che da anni è complice prefatore di Mario). Quindi quella dei Ghezzi, coi tre mori e quella di San Costanzo dentro l’orto medievale.

Settembre propone una Porta che non c’è più, ossia quella di Santa Margherita, in fondo a via Bonaccia. La demolirono gli Zappatori di Sardegna del De Sonnaz dopo la liberazione di Perugia del 14 settembre 1860. Quindi l’attuale Porta (rifatta) e quella dei Tre Archi o Santa Croce.

Dicembre, di Porte, ne propone addirittura sei, già realizzate in precedenti calendari. Sono Porta S. Angelo, la San Girolamo (con la partenza della Marcia per la Pace), la Trasimena in fondo a via dei Priori, l’Arco della Mandorla. A chiudere la rassegna, la regina delle Porte l’Arco Etrusco (o Porta Tezia, Pulchra, Borea…).

I personaggi sono dei “freghini”, una donnina del popolo, un prete, signori occhialuti, ragazzotti di passaggio con lo scooter, giardinieri all’opera, un muratore con la carretta, giocatori di bocce fuori Porta. E – udite, udite! – non mancano spigolature storico-antropologiche come per la Porta dei Tei (o della Pesa) col suo corredo di funerali che scendevano da via Pinturicchio e poi in via XIV Settembre, via Enrico dal Pozzo, fermandosi davanti alla Porta di San Simone (del Carmine) per l’elogio funebre.

Uno spaccato di vita perugina, raccontato con una grafica come lirismo ineffabile, autenticamente popolare, che chiama amore più delle parole. Grazie, Mario, di questo regalo che offri agli amici e alla nostra città. Ti auguriamo di farlo ancora per tanti anni.

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