L'EVENTO Tre magistrati, un rettore e un monsignore... alla ricerca dell'Infinito. Da Cardella a Davigo

Tre magistrati e un monsignore per discutere dell’infinito. Sotto i riflettori il libro “Indagine sull’eternità”. I magistrati sono Fausto Cardella, “nostro” procuratore generale della Corte d’Appello, Piercamillo Davigo, presidente di Sezione di Cassazione e l’autore Guido Rispoli, meranese, procuratore generale da Bolzano a Campobasso. Il prelato è monsignor Fausto Sciurpa, priore dei canonici della cattedrale, teologo e filosofo, apprezzato docente e figura di alta spiritualità. Accade alla Goldoniana di Palazzo Gallenga per la presentazione dell’interessante volume che tocca temi semplicemente stratosferici.

Fa gli onori di cassa il rettore Giovanni Paciullo e coordina Cardella, inesausto lettore. Il quale esprime apprezzamento per questa forma di moderno mecenatismo che mette a disposizione
Palazzo Gallenga per rinsaldare un rapporto stretto e attivo tra la Stranieri e la città. “Questa istituzione perugina, ambasciatrice di valori morali, civili e culturali nel mondo, è la sede opportuna per discutere di temi che assumono rilevanza universale”, afferma convintamente. Don Fausto, nella sua coltissima e organica esposizione, presenta la figura del teologo e si dilata in citazioni relative al concetto di metafisica da Kant ai contemporanei. Con accenni alla insostenibile leggerezza kunderiana che allude al valore della libertà. Poi, in presenza di magistrati di così alto profilo, si sofferma sulla differenza fra tribunale ordinario e tribunale della vita.  Davigo, qui nella veste di prefatore, espone brillantemente le linee del diritto che discenderebbe dalla secolarizzazione della tradizione religiosa. La fede può spiegare “come si va in cielo” mentre la scienza chiarisce “come è fatto il cielo”. Ma spesso i punti di contatto tra etica ed estetica, tra diritto e teologia, tra Dio, Infinito, Eternità possono essere più stretti di quanto comunemente si possa pensare.

Davigo racconta un’esperienza compiuta durante una visita in Israele, insieme a Cardella, per piantare 27 alberi in memoria di altrettanti magistrati. In quella circostanza ci fu chi negò che l’età dell’universo mondo sia riducibile ai soli 620.000 anni, così come prescrive la fede degli Ebrei. Fu un’occasione in cui il rabbino spiegò a modo suo quel numero che contraddice palesemente le evidenze scientifiche ormai accettate: Dio avrebbe creato presente, futuro e…passato!

Poi le battute stimolanti e una conclusione come questa: “Credo però che sia meglio non anelare all’esito perché, come sempre, la caccia vale più della preda”. Tra citazioni e ragionamenti si dipana un incontro particolarmente seguito da autorità civili e militari, oltre che da un convinto numero di cittadini.

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