Diario Festival del Giornalismo: La Terra dei Veleni, il Ministro della Giustizia Orlando e il Datagate

Nel terzo giorno del Festival si entra nel vivo della manifestazione, tra i temi bollenti in discussione; la Terra dei Fuochi con l'ex Ministro dell'Ambiente Andrea Orlando, il caso Snowden e la testimonianza della giornalista Susan Dabbous rapita in Siria

Un terzo giorno vertiginoso, scomodo, dei grandi dibattiti, quello che ha segnato l’ottava edizione del Festival del Giornalismo.

Un racconto incessante in cui non bastano le parole, talvolta, per far emergere i risvolti cruenti e assurdi di una società malata, a volte.

Sala dei Notari, il primo applauso è in ricordo del valoroso poliziotto Roberto Mancini. Terra dei Fuochi, ed ora il solo nome fa tremare. Non è più, poi, così lontana da far star tranquilli chi non abita quel triangolo maledetto. Non è più, metafora di una terra governata dalla criminalità. , perché in quella  terra, ci si muore, da anni, e da anni si sotterra tutto come i rifiuti, per non far vedere, ne sentire, chi, là, è già cadavere. E ci sono voluti 25 anni per togliere il segreto di Stato, per smembrarlo, quel vaso di Pandora, affinché la coscienza di tutti (istituzioni comprese) non resti indifferente.

Il Ministro della Giustizia Orlando è intervenuto, insieme ad Amalia de Simone (Corriere.it) Marco Demarco (giornalista e scrittore),  Mauro Facci (Libero), Raffaello Magi (magistrato), Francesca Ghidini (inviata speciale RAI) e Giuseppe Manzo (giornalista e scrittore) per aprire un dibattito su un argomento rimasto tabù fino a poco, e ci si chiede allora: dove erano prima le istituzioni? Dove erano quando i cittadini dell’inferno di Gomorra morivano di tumore alle spalle di chi guadagnava sullo sversamento illegale dei rifiuti tossici?

C’è chi, tra le alte cariche dello Stato, ha preferito non vedere e c’è chi, invece, è riuscito addirittura a negare l’incidenza dei tumori in quell’area di Napoli e Caserta (la più alta d’Italia) legata alle sostanze tossiche che bruciano e continuano a bruciare da anni, seppelliti tra i campi coltivati, che inquinano terra, acqua, aria e persone. Bambini.

Oltre la criminalità organizzata, afferma il Ministro Orlando,  c’è  anche un'industria sommersa, fatta di terzisti che operano per grandi aziende, che non vuole e non può, essendo illegale, usare mezzi legali per lo smaltimento dei rifiuti»

 Quanto può fare il decreto per la Terra dei fuochi

Il Ministro si sofferma sul cambiamento che il decreto sulla Terra dei fuochi, oggi convertito in legge, ha effettivamente portato. Una nuova consapevolezza su cosa c’è, e la necessità di risalire nella catena dello smaltimento, per non colpevolizzare solo colti sul fatto, ma anche sui mandanti. La necessità di un’opera di interlocuzione tra istituzioni e cittadini è fondamentale per un tentativo efficace di risoluzione del problema. Il Ministro ribadisce inoltre come il decreto abbia effettivamente riconosciuto il fenomeno, complesso,  dello smaltimento illegale dei rifiuti, il decreto «istituisce un fondo per lo screening sanitario e ha l'ambizione di arrivare ad un'unica banca dati, dando elementi di certezza.

Certezza e chiarezza, per non mettere in ginocchio l’agricoltura campana già fortemente compromessa, distinguere le aree coltivabili da quelle non coltivabili, ma sarà solo il cerotto su una ferita da granata?

La situazione delle bonifiche, secondo Amalia De Simone, giornalista del Corriere.it, rischia di generarsi in un’ulteriore speculazione da parte dei soggetti che hanno generato questa grave situazione di crisi e che potrebbero lucrare anche sull’opera di risanamento di quelle stesse terre, quelle stesse che hanno fatto ammalare.

Lo scoop del secolo che vale il Premio Pulitzer, il caso Snowden

Incontro con James Ball del Guardian, Carola Frediani co-fondatore Effecinque.org, Omar Monestier direttore Messaggero Veneto.

Un lavoro enorme, dietro lo scoop del secolo che ha valso il Pulitzer al Guardian e al Washington Post per il “servizio pubblico” reso al mondo: quando il giornalismo contribuisce a formare una società più informata.

Noto in Italia con il nome Datagate,  sono le rivelazioni dell'ex tecnico della NSA e della CIA Edward Snowden, relative al programma di controllo di massa di U.S.A. e Regno Unito.

le rivelazioni di Snowden  hanno portato a galla  molte verità  sul rapporto tra i media e i governi, tra i giornalisti e le loro fonti, riguardo i diversi livelli di sorveglianza attuati dai governi.

‘Come vuoi morire’? Il libro testimonianza di un rapimento in Siria

Susan Dabbous è una giornalista italo siriana, rapita lo scorso anno in Siria da un gruppo violento ed estremista, Isis, ripudiato anche da Al Quaeda.

Il libro testimonianza è stato presentato dall’autrice alla Sala del Dottorato, con la partecipazione di  Richard Colebourn della BBC News e Andrea Iacomini, portavoce per UNICEF Italia.

Un ritratto intenso, lucido e sofferto dell’agonia di una prigione, mentale, fisica, morale, in uno sfondo, la Siria, flagellata dalla guerra. Undici giorni, alcuni dei quali trascorsi con una delle mogli dei combattenti islamici e da questo, uno sguardo nuovo sulla cultura islamica.

Un’emergenza, quella della guerra in Siria, che è anche umanitaria, dei 6milioni di siriani sfollati il 50% è rappresentato da minori, come afferma Andrea Iacomini, portavoce di UNICEF Italia.

La difficoltà di essere reporter Le difficoltà degli spostamenti in quei luoghi, la mutevolezza e instabilità delle situazioni, rapporti strani e variabili tra i gruppi, sono le incognite per i reporter in Siria. Il vantaggio della BBC, afferma Colebourn, sta nell’aver iniziato molto presto la copertura della guerra, per mantenere una presenza costante nel corso degli anni. Ma il problema è che questa storia richiede enormi risorse: giornalisti siriani in Turchia o Libano e una grande pianificazione sono state fondamentali per il lavoro dell’emittente britannica in quei territori.

Intanto, quella della guerra in Siria, è un’emergenza anche anche umanitaria; dei 6milioni di siriani sfollati il 50% è rappresentato da minori, come afferma Andrea Iacomini, portavoce di UNICEF Italia.

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