Corciano Festival, il Perugia di un tempo e la gloria con "La squadra che arrivò a Wembley"

di Sandro Francesco Allegrini

Corciano Festival: presentato, presso l’Horto del Pievano, all’ombra del vecchio campanile, il libro di Nicola Mucci “La squadra che arrivò a Wembley”, Morlacchi editore. Riunite, per l’occasione, vecchie glorie del Perugia calcio (Fabrizio Nofri, Marco Gori), insieme a un tris di giornalisti: il decano Elio Clero Bertoldi, Antonello Menconi e Fabio Nucci nella veste di lettore. Partendo dall’assunto “uno su mille (e anche di più!) ce la fa”, Nofri racconta i quattro calci sul parcheggio sotto casa, con gli eterni dilemmi dei ragazzi, irrisolti tra il pallone e lo studio. Da Gori la diegesi di un inizio difficile e inconsapevole, tra il facchinaggio ai mercati generali e la C1, fino all’incontro con Spartaco Ghini e i soldi a gogo. Poi il racconto della Perugia che fu, umbratile e provinciale, in cui si calò, poco più che diciottenne, provenendo dalla Firenze da bere.

Protagonista del romanzo – racconta Bertoldi – il giornalista Pennino, in cui si adombra forse lo stesso autore, sospeso tra giornalismo, calcio e… avvocatura. Con la vittoria della concretezza dei codici sull’eterno sogno, appeso tra il verde del campo e il taccuino da cronista. Così si dipana la Perugia e “il” Perugia del Santa Giuliana, con “la Giuditta” a scandire gli accessi alla stampa, ben prima che regole e autorizzazioni sancissero col contagocce i contatti del giornalista coi calciatori. “Calcio, come metafora della vita – precisa Nicola Mucci – nella fiera convinzione che sia comunque importante provarci, mettersi in gioco. Perché ne sarà comunque valsa la pena”. E Marco Gori, “calciatore per caso”, punzecchiato da Nofri che gli rimprovera la sua ‘bella vita’, riferisce senza imbarazzo che la sua non lunghissima carriera è stata punteggiata da incontri: allenatori, manager, donne, amicizie vere, che tuttora sono forti. Nella consapevolezza di aver vissuto, sempre e comunque, a modo suo”.

Un pubblico amichevole e complice ascolta la conversazione tra amici e persone di cultura interessate al calcio, ma soprattutto desiderose di interlocuzione e riflessioni. Come l’osservazione che tanti, giunti nella Vetusta da sportivi, vi hanno “messo su” famiglia e creato stabilità d’affetti. Corciano dimostra come la letteratura è vita e la vita è un eterno racconto. Proprio come “La squadra che arrivò a Wembley”, scritto con intelligenza, fantasia e, se ci scappa, con la mano poggiata su quella rossa maglietta che porta il Grifo all’altezza del cuore.

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