Camille Claudel tra arte e pazzia, Astra Lanz mette in scena la vita da internata della grande scultrice

L'arte come strumento espressivo e di scoperta di sé. Evento teatrale stasera all'Oratorio di Santa Cecilia organizzato da Polis

Camille è un’anima divisa tra arte e pazzia. Astra Lanz porta in scena (stasera alle 21 all’Oratorio di Santa Cecilia a Perugia) la vita di Camille Claudel nella sua parentesi più dolorosa, quella dell’internamento in manicomio e della fine della sua attività come scultrice, in perenne ricerca di affetto e di riconoscimento da parte dei familiari.

“Camille Claudel è una donna d’avanguardia, una seconda Giovanna d’Arco che ha affrontato la vita dando spazio ai suoi sentimenti e alla sua libertà, cercando percorsi non limitanti. La sua massima capacità espressiva è stata nell’arte, in cui ha messo a nudo i propri tormenti, il proprio essere. Fino a diventare non in sintonia con il pensiero comune e finendo, con il consenso della famiglia, internata in manicomio – dice Gianfranco Piombaroli, presidente di Polis e promotore dell’evento teatrale do Astra Lanz – Come Polis crediamo che ognuno di noi abbia la capacità di esprimere qualcosa nella vita. Noi lavoriamo molto per permettere ai nostri assistiti di dare sfogo alle proprie capacità artistiche e riteniamo che sia un percorso rispettoso della persone e finalizzato al recupero del benessere delle stesse. Questo spettacolo con le grandi capacità espressive di Astra Lanz vuol essere una testimonianza di questo modo di fare di Polis, stare accanto, fare e costruire con le persone percorsi di vita”.

Monica Marcelli, responsabile Polis del settore salute mentale, ha voluto ricordare “il quarantennale della legge Basaglia e i momenti di riflessione che Polis ha organizzato nei mesi scorsi” sottolineando come “il valore dell’arte nella salute mentale assuma il valore di un foglio bianco in cui scrivere il proprio dolore, le proprie paure e le richieste. Un foglio bianco che diventa urlo di sofferenza e richiesta di aiuto. Per Camille Claudel è così, anche se la sua famiglia non ascolta quelle richieste”. Ricordando Alda Merini, Marcelli ha tenuto a sottolineare che “l’arte è liberazione, è espressione. Con la sofferenza vengono fuori le migliori opere”.

Sulla sofferenza e sull’arte come cura si è soffermato lo psichiatra Marco Alessandrini, traduttore delle lettere di Camille: “Quando la sofferenza raggiunge i limiti, dare dei percorsi è fondamentale. Camille come Alda Merini hanno intrapreso questo percorso, una forma di autoterapia, forse interminabile, ma con la quale sono riuscite a dare forma al dolore. In Camille si percepisce il bisogno di affetto, del padre, della famiglia, di Rodin, e che nella sua arte diventano forme imploranti, cariche di sentimenti ed emozioni. La sua arte è originale e soggettiva. Il suo destino è terribile perché si ritrova in manicomio, in quell’isolamento affettivo che aveva cercato di superare con l’arte. Le lettere sono belle perché sono di una donna che nonostante tutto non si arrende. La scrittura rispecchia la sofferenza, ma anche la tenacia e il carattere che non si spengono, continua ad affermare che esiste, forse non nel modo che gli altri immaginano e a cui lei aspirava. Dalla scultura passa alla scrittura per esprimere se stessa”.

Il punto centrale della scena spetta ad Astra Lanz, impegnata a far rivivere i momenti tragici e dolorosi dell’internamento, del grido d’aiuto rimasto inascoltato. “Attraverso Camille tocchiamo tanti temi che meritano spazio di riflessione nel mondo di oggi. Il mio è un piccolo contributo e sento di essermi avvicinata a qualcosa di importante. Per me ha significato tantissimo incontrare gli ospiti e gli operatori della Comunità terapeutica di via Enrico dal Pozzo, prendere un tè e mangiare una torta buonissima con loro. Abbiamo preso il libro e due ospiti si sono offerti di leggerlo, con tanta partecipazione. È stato un omaggio a Camille attraverso una attività creativa nata dall’incontro”.

Un altro incontro importante sono stati con il musicista Alfredo Morana e dell’illustratore Cristiano Schiavolini, operatore Polis, i quali “hanno dato una versione espressiva diversa di Camille – afferma Astra Lanz - utilizzando una forma diversa, artistica. I disegni mi accompagneranno sempre nelle prossime rappresentazioni”.

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