VISTI PER VOI Ascanio Celestini, al Morlacchi con “Pueblo”, incanta

“Pueblo”, già nel titolo, evoca appartenenze storico-ideologiche che hanno il merito di non essere nascoste né enfatizzate

Ascanio Celestini, al Morlacchi col suo “Pueblo”, si conferma uno dei più validi rappresentanti del teatro di affabulazione. Ossia un one man show al quale ci ha ormai abituato da anni. Coinvolgendo, emozionando, trattando sempre temi di caratura politica e sociale con un approccio antropologico e radicale.

“Pueblo”, già nel titolo, evoca appartenenze storico-ideologiche che hanno il merito di non essere nascoste né enfatizzate.

Pare incredibile, ma le situazioni evocate e affabulate da Celestini non sono mai ripetitive, né banali. Ascoltarlo è come vedere un film, con la differenza che a teatro risultano efficaci, mentre nella trasposizione cinematografica risultano meno intense (penso al, per me, poco riuscito “La pecora nera”, sui “matti da slegare”).

I personaggi “raccontati” sono quelli della quotidianità della vita in periferia: i dropout formati da immigrati, zingari, barboni. Ma anche quelli che incarnano lo Stato: giudici ottusi, suore sadiche, poliziotti (ce n’è una buona… ma grassa!).

Le vicende si dipanano e s’incastrano tra disincantate analisi della realtà e immaginazione, interpretazione di comportamenti, sogni irrealizzati, banalità dell’esistere e male di vivere. Finché una morte liberatoria ricongiunge presenze e assenze. Ascanio Celestini, che con Perugia ha un rapporto affettuoso e antico – è accompagnato, con complicità, dalle musiche originali composte da Gianluca Casadei, un cognome, una garanzia. Lo spettacolo è bellissimo. Ascanio si conferma grande autore e grande raccontatore. In una parola: Poeta.

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