Giuseppe Fioroni colpisce ancora: all'Artemisia una strepitosa mostra di... orinali

Solo lui poteva pensare a creare oggetti d’arte di questo genere, conferendo dignità al classico orinale, anche detto pitale o vaso da notte, usualmente tenuto, in tempi meno asettici del nostro, nel comodino a lato del letto

All’Artemisia di via Alessi “Cànt(e)ri e cantàri”, una mostra di… orinali. Nessuna meraviglia. È uscita dalla fertile mente di Giuseppe Fioroni una nuova avventura artistica, intrisa di ironia, segnata dalla sua ben nota e inesauribile creatività. Solo lui poteva pensare a creare oggetti d’arte di questo genere, conferendo dignità al classico orinale, anche detto pitale o vaso da notte, usualmente tenuto, in tempi meno asettici del nostro, nel comodino a lato del letto.

L’oggetto – in lingua perugina – viene chiamato “cànt(e)ro”, in analogia col greco kàntharos (coppa da vino, anfora a due anse). Pure nel meridione, legato anche linguisticamente al mondo greco, “càntaro” è sinonimo di pitale.

Cominciamo col dire che, probabilmente, il perugino (più che dal greco, con cui non sono attestate relazioni) trae il nome dal “canto”, ossia dal suono emesso dall’orina quando finisce nel vaso, fatto principalmente di lamiera smaltata, nel bel colore del bianco, listato con l’azzurro.

Nelle mie spigolature toponomastiche ho anche ipotizzato che in via del Canterino potesse aver sede, appunto, una fabbrica di “cànt(e)ri”. Insomma: di vasi da notte.

Altra nota di carattere antropologico è quella che ricorda l’uso (o l’abuso?) del vaso da notte contro gli importuni che, sotto le finestre degli interessati, facevano la “scampanata, scrocciata” o “scrocciolata”, ossia una sguaiata e beffarda serenata, con parole irripetibili, accompagnate da colpi su pentole, vomeri, arnesi metallici o oggetti da cucina, per ironizzare su un’unione “ridicola” o di semplice interesse (fra due vedovi, fra un vecchio e una fanciulla, fra parenti…). La “serenata” si poteva interrompere, ponendo fine allo sfottò, con una bevuta offerta ai molesti “percussionisti”. O, nei casi di risposta rabbiosa e di non accettazione della presa in giro, col lancio di orina, utilizzando, appunto, il “cànt(e)ro”, opportunamente predisposto.

Dell’esistenza di queste serenate, spesso indecenti e provocatorie, è garante Giuseppe, prezioso custode di tradizioni del mondo rurale e testimone di consuetudini ormai scomparse. Saperi di un tempo. Sapori del tempo.

Ecco perché la presentazione dell’Inviato Cittadino è stata punteggiata da serenate a rispetto e a dispetto. Eseguite, con la consueta perizia canoro-musicale da Marcello Ramadori (voce e percussioni), Norberto Paolucci (voce e chitarra), Giuseppe Fioroni (organetto). E le opere ceramiche di Fioroni vanno a ruba.

Ma come può una semplice ciotola in ceramica assurgere a prodotto d’arte? Il segreto sta tutto nel cuore e nelle mani di Fioroni, artista in grado di conferire bellezza e dignità anche all’umile vaso da notte. E non possiamo che restarne ammirati.

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