Al Manu, una straordinaria conversazione sul filo rosso che lega l'avventura esistenziale di ieri e quella di oggi

C’è un filo rosso metaforico, ma anche una direttrice reale, che lega le necropoli perugine e i cimiteri moderni. Tant’è che, in alcuni casi – come per il monumentale di Perugia – quelli di ieri (o dell’altroieri), sono sorti nello stesso luogo già occupato dalle antiche sepolture etrusche. Questa la tesi sostenuta dall’archeologa Luana Cenciaioli nella documentata esposizione “in casa sua”, ovvero nel Manu (Museo archeologico nazionale dell’Umbria), di cui è responsabile. A far capo dalla Porta dei Gigli, ossia da via Bontempi, sono ben 12 le necropoli che collegano l’acropoli a Tevere.

Tra le più importanti, quelle di Monteluce (sotto la farmacia, l’ospedale e l’ex pronto soccorso) fino alla necropoli dei Rafi, proprio sotto l’attuale Altare della Patria, alla sommità del monumentale. Tocca poi all’antropologo Paolo Bartoli il compito di presentare le risultanze del volume “All’ombra dei cipressi” (già recensito su queste pagine), scritto a quattro mani con Michelangelo Giampaoli, che vive e lavora in Brasile, ma è cresciuto in zona Pesa e dintorni.

L’antropologo Bellucci – di cui al Museo si conserva la preziosa collezione di amuleti – ha raccontato la genesi di questi luoghi del “sonno di pietra”. Con le difficoltà frapposte, alla loro realizzazione, da nobili e “ignobili”, da preti e contadini. E fa specie sentire che il primo dei 54 cimiteri del Comune di Perugia è quello della piccola località di Morleschio.

Giampaoli, con un efficace slide, mostra la “democraticità” della morte, ricorda la valenza artistica del monumento funebre, riporta foto di ieri (statiche) e di oggi (col defunto in momenti sportivi), cita lapidi curiose, tra il lirico e l’ideologico. Parla, infine, e con orgoglio, delle tombe dei grandi perugini: da Dottori a Capitini, fino allo stravagante personaggio del Gorino, al secolo Vittorio
Gorini, “libero pensatore” di via dell’Oro, vissuto nel popolare Borgo Sant’Angelo.

Un libro che guarda al trapasso, ma esalta la vita. La conversazione è stata tenuta nel luogo più idoneo che si possa immaginare: quegli spazi museali che ci raccontano la storia dell’uomo di ieri, rilevando come ancora sia vigente, e sempre lo sarà, la condivisione dell’avventura esistenziale. Dalla tomba del Bacio della necropoli di Strozzacapponi, agli artistici manufatti della tomba Schnabel. Una conferenza colta e di divulgazione alta che i perugini – erano in tanti – hanno voluto ascoltare con pensosità.
 

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