LA CURIOSITA' Ecco il vino "Superumbrian" che vanta 40 anni e ridebutta al Vinitaly con una formula moderna e sapori nuovi

Le novità che riguardano il San Giorgio non si esauriscono solo nell’uvaggio, ma interessano anche l’immagine della bottiglia. L’etichetta che veste l’annata 2016 riporta la firma autografa di Giorgio Lungarotti

Non esistono solo i vini "supertoscan" così pubblicizzati e apprezzati nel mondo, c'è anche la categoria dei "superumbrian" che, seppur limitata in fatto di etichette, a una lunga tradizione a livello mondiale. Tra questi spicca, forse il capo-famiglia, di quelli di casa nostra: ovvero il San Giorgio, storica etichetta del Rosso Umbria Igt di Lungarotti, che ha raggiunto il traguardo delle 40 vendemmie e per il suo compleanno debutta a Vinitaly (pad.7/B2, Veronafiere 7-10 aprile) con un’annata, quella del 2016, che ne segna l’evoluzione in chiave moderna. Nato con la vendemmia del 1977, su richiesta di un importatore tedesco che voleva un rosso umbro in grado di competere con i grandi vini da tavola toscani, l’Igt creato da Giorgio Lungarotti - fondatore della cantina, che oggi esporta in circa 50 Paesi del mondo - è divenuto da subito l’emblema del “Superumbrian”. 

Il San Giorgio rappresentava, infatti, il risultato di una lungimirante e riuscita sperimentazione con il suo triplice uvaggio, Cabernet Sauvignon (50%), Sangiovese (40%) e Canaiolo (10%). “Ricerca, innovazione, ma anche capacità di visione sono gli elementi costanti nello sviluppo dei nostri prodotti” commenta Chiara Lungarotti, da vent’anni alla guida del Gruppo. “Tutti aspetti che ci hanno spinto a inaugurare una nuova era per un vino storico come il San Giorgio che debutta con un uvaggio rinnovato: Cabernet Sauvignon e Sangiovese in parti uguali. Il risultato è un vino rosso di grande struttura e da lungo invecchiamento”. 

Le uve del nuovo “Superumbrian” derivano dal reimpianto del vigneto di Cabernet Sauvignon, che nel 2016 ha raggiunto la sua espressione massima per realizzare vini di grande invecchiamento; mentre il Sangiovese proviene da Vigna Monticchio. Alla fermentazione in acciaio con macerazione sulle bucce per circa 25-28 giorni segue un primo anno di affinamento in barrique e un altro anno di riposo in bottiglia. Il vino si presenta nel bicchiere con un colore rosso rubino e sfumature violacee, conserva al naso un profumo intenso, complesso ed ampio e richiama al palato il sapore dei frutti rossi. La sua tannicità persistente lo rende, inoltre, particolarmente adatto all'abbinamento con piatti a base di cacciagione, arrosto allo spiedo o formaggi stagionati.

Le novità che riguardano il San Giorgio non si esauriscono solo nell’uvaggio, ma interessano anche l’immagine della bottiglia. L’etichetta che veste l’annata 2016 riporta la firma autografa di Giorgio Lungarotti e raffigura “San Giorgio e il drago” di Raffaello Sanzio; Santo al quale è ancora oggi dedicata la tradizionale accensione dei falò propiziatori nelle campagne del borgo umbro di Torgiano la sera del 23 aprile. “Questo vino vuole essere un omaggio a mio padre, coraggioso innovatore e sperimentatore oltre che pioniere della viticoltura in Umbria - conclude Chiara Lungarotti -. Non è un caso quindi che porti la sua firma; un richiamo alla tipica tenacia e tempra umbra unite alla costante capacità di precorrere i tempi”.

Oltre al mercato italiano, il San Giorgio, che nell’ultimo anno ha segnato una crescita complessiva nelle vendite del 78%, trova nella Svizzera il primo Paese europeo di riferimento e riscuote un grande successo anche in Germania e in Lussemburgo. Tra i Paesi extra Ue è particolarmente richiesto in Canada ed in molti Paesi dell’Estremo Oriente, tra cui Giappone, Cina, Thailandia e Corea del Sud.

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