La crisi da coronavirus colpirà l'Umbria: i settori ad alto rischio e quei pochi con il segno più

Nuovo studio di Agenzia Umbria Ricerche sugli effetti del Covid, stavolta sui singoli settori economici della nostra regione. Una bussola per capire anche dove intervenire (sostegno) e dove investire (a livello di nuove aperture e conversioni aziendali)

E' difficile fare previsioni a causa dell'incerta evoluzione della pandemia, da qui ai prossimi mesi, ma le proiezioni basate sui pochi dati macro-economici a disposizione, in caso di tregua dei contagi, comunque riescono a dare una idea del conto salato che le imprese, i liberi professionisti e gli umbri dovranno pagare da qui alla fine dell'anno. E quali settori hanno tenuto meglio rispetto ad altri. Lo studio a disposizione porta la firma dell'Agenzia Umbria ricerche ed è stato redatto dagli economisti Elisabetta Tondini e Mauro Casavecchia.

E' stato preso in considerazione sia il peggiore - nuovo blocco in caso di ritorno di pandemia - che il miglior scenario possibile: ovvero una progressiva riapertura delle attività economiche a partire da maggio in un contesto di contenimento della diffusione del contagio. Si ritorna gradualmente alla normalità, mantenendo misure di precauzione sanitaria che evitano il ripetersi di blocco totale delle attività. Il ciclo economico riprende lentamente, scontando comunque importanti effetti negativi nella domanda interna ed estera.

I parametri utilizzati sono quelli stimati attraverso un lavoro di rielaborazione di alcune valutazioni su base nazionale pubblicate da Cerved e Confindustria - nel quadro di riferimento generale di calo del Pil ipotizzato da Cerved (tra -8,2 e -12 per cento per il 2020) e coerente con quanto riportato dal Documento di Economia e Finanza (-8 per cento) - con le stime di Banca d’Italia (-9 per cento). Lo studio porta questa doppia conclusione relativa all'impatto della crisi in Umbria da coronavirus.

La prima, ovvero l'ipotesi sull'economia a livello regionale: Il calo umbro sarebbe, in entrambi gli scenari, lievemente inferiore a quello nazionale. "Ciò a causa - hanno spiegato i ricercatori Aur - della peculiare articolazione settoriale regionale che contempla una minore incidenza di alcuni tra i settori che subiscono un impatto più grave – come ad esempio la fabbricazione dei mezzi di trasporto e i servizi di trasporto – e un peso più rilevante dei comparti meno colpiti dalla crisi, a partire da sanità, istruzione, agricoltura e industria alimentare".

Seconda conclusione è relativa ai settori umbri che navigheranno meglio o decisamente peggio nel mare di questa crisi. "Tra i settori più gravemente colpiti, con variazioni di valore aggiunto stimate tra il -9 e il -38,3 per cento, figurano, tra gli altri, le attività collegate al turismo e alla ristorazione, i trasporti, le attività artistiche e di intrattenimento, le costruzioni e, all’interno della manifattura, i comparti della metallurgia, dei mezzi di trasporto e del tessile-abbigliamento". Questo gruppo, con valutazione molto negativo su impatto Covid-ricchezza, rappresentano nel complesso il 43,4 per cento del valore aggiunto dell'economia regionale.

Poi c'è il gruppo a impatto negativo "con un range tra il -4,4 e il -12,5 per cento, ne produce il 22,5 per cento". E riguarda: enegia, acqua, rifiuti, comunicazione e settori estrattivi. Poi il gruppo a impatto “poco rilevante” che è oscillante tra lo zero e il -3,3 per cento, concentra il 26,8 per cento di valore aggiunto". Ovvero: agricoltura, alimentare, servizi finanziari e assicurativi, istruzione e servizi amministrativi. Per la ricerca di Aur gli unici che possono addirittura chiudere in attivo sono: "sanità e industria chimico-farmaceutica, gli unici per i quali si prevede una variazione positiva, fino all’1,9 per cento".

"Naturalmente - spiegano nella conclusione Elisabetta Tondini e Mauro Casavecchia - si tratta di stime fortemente aleatorie, formulate in presenza di uno scenario molto fluido: intanto perché non è possibile prevedere l’evoluzione del contagio – in Italia e nel resto del mondo – né le conseguenze sull’andamento della domanda globale e le sue ripercussioni sull’economia italiana e umbra; per di più, è ancora prematuro immaginare quali saranno le reazioni di cittadini e imprese nei loro comportamenti di consumo e investimento, a loro volta fortemente condizionati anche dal grado di efficacia delle politiche economiche adottate per contrastare la crisi".

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