SPECIALE EUmbria - I fondi europei per la “ricostruzione”post sisma. Gli obiettivi per la rinascita della Valnerina

A partire dagli eventi sismici che hanno colpito il Centro Italia dal 24 agosto 2016, il Governo italiano ha dichiarato lo stato di emergenza, che consente di emanare misure speciali per scongiurare pericoli imminenti. Il provvedimento, dichiarato dal Consiglio dei Ministri il 25 agosto 2016, resterà in vigore fino al 31 dicembre 2020. Le conseguenze del sisma, che ha colpito in larga parte la Regione Umbria, sono state disastrose ed hanno avuto un pesante impatto sul comparto produttivo. Tanto da suscitare l’intervento anche dell’Unione europea. Vista la gravità dell’evento, infatti, la Commissione europea ha assegnato all’Italia risorse addizionali della politica di coesione europea, per il triennio 2017-2020, con 200 milioni di euro destinati ai territori delle quattro Regioni dell’Italia centrale (Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria), colpite dal terremoto nel 2016 e 2017. In aggiunta ai finanziamenti provenienti dall’Europa, lo Stato ha aggiunto un ulteriore 50%, per complessivi 400 milioni di euro destinati al Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR).

Nello specifico, quindi, la Regione Umbria ha a disposizione 56 milioni di euro, di cui 28 milioni dati dalla Commissione europea e 28 milioni dallo Stato: i fondi sono arrivati nel 2018, e devono essere spesi entro cinque anni, ossia fino al termine del 2023. Sulla base di questi finanziamenti, la Regione Umbria ha individuato alcuni obiettivi da raggiungere e le relative azioni da compiere: alcuni punti riguardano esclusivamente il “cratere”, ovvero le aree colpite dal terremoto, in particolare i 14 comuni dell’Area Valnerina più il Comune di Spoleto; altri punti interessano invece anche i comuni fuori dal “cratere”. Questi obiettivi, come si può leggere nell’Asse 8 del programma operativo del POR FESR 2014- 2020, sono:
1. promozione di nuovi mercati per l’innovazione;
2. consolidamento, modernizzazione e diversificazione dei sistemi produttivi territoriali;
3. riduzione dei consumi energetici negli edifici e nelle strutture pubbliche o ad uso pubblico,
residenziali e non residenziali e integrazione di fonti rinnovabili;
4. riduzione del rischio incendi e del rischio sismico;
5. miglioramento delle condizioni e degli standard di offerta e fruizione del patrimonio nelle
aree di attrazione naturale;
6. miglioramento delle condizioni e degli standard di offerta e fruizione del patrimonio
culturale, nelle aree di attrazione;
7. riposizionamento competitivo delle destinazione turistiche.

Vediamo dunque che gli obiettivi regionali riguardano punti molto diversi tra loro, dalla promozione dei “Living labs”, ovvero dei centri di sperimentazione di ambienti di innovazione, alla ricostruzione della basilica di San Benedetto a Norcia, per la quale sono stati messi a disposizione 5 milioni; alla messa in sicurezza di edifici pubblici contro il rischio sismico, fino al tentativo di ripresa del turismo, aspetto fondamentale per l’Umbria. Proprio riguardo sta ripartendo, dopo il brusco calo conseguente al terremoto: dai primi riscontri sembra infatti esserci una buona ripresa, anche se questa non sta ancora interessando i Comuni colpiti dal sisma.

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