Il modello Umbria non c'è più. "O si cambia o si muore": lanciati gli Stati Generali per il nostro futuro

La proposta porta la firma dei sindacati Cgil, Cisl e Uil che lanciano la sfida a Regione e imprese per costruire il futuro e competere sui mercato. Non mancano le battaglie politiche: "Contrari al reddito di cittadinanza"

Anche per i sindacati più vicini al centrosinistra - al potere in Regione dall'istituzione dell'ente negli '70 - il modello umbro di sviluppo e di benessere cittadino non è più valido per affrontare le sfide del futuro e per ripianare i debiti economici, occupazionali e sociali provocati da una crisi senza fine che dal 2008 va avanti e che da noi ha fatto più danni che nel resto del Centro Italia. Da qui la decisione di Cgil, Cisl e Uil di chiedere ufficialmente, con tanto di dossier, gli stati generali per salvare l'Umbria, suddivisi in tavoli tematici per riscrivere il futuro della Regione e del suo popolo. 

"Il periodo di crisi ha duramente colpito la nostra regione a partire dal 2008, relegandola agli ultimi posti tra le regioni italiane in termini di PIL, consumi, occupazione. In particolare, preoccupa fortemente la difficoltà evidente a tenere il passo con le regioni limitrofe, Marche e Toscana, che possono vantare un andamento ben diverso dall’Umbria.  Per questo pensiamo che il ritardo accumulato, in un sistema sempre più selettivo e votato ad efficienza e qualità, debba essere affrontato con nuovo piglio e nuova determinazione, cercando di condividere analisi, obbiettivi, prassi e strumenti, che devono quantomeno essere rivisti ed aggiornati rispetto alle nuove esigenze e ai nuovi scenari in tempi accettabili".

I nuovi stati generali per rifondare l'Umbria per i sindacati dovrebbero ripartire da un punto fondante e fondamentale: "Dal nostro punto di vista assume centralità il fattore lavoro e il reddito da lavoro, il solo che può garantire dignità, identità e cittadinanza. Quindi serve un lavoro dignitoso, non sostituibile da redditi di povertà, cittadinanza o simili che, seppure utili ad affrontare fasi particolari della vita, non possono sostituirsi al lavoro dignitoso". Una chiusura forte alla proposta anti-povertà del Movimento 5 Stelle che insieme alla lega vengono definiti nel dossier forze populiste. L'ex triplice sindacale vuole un investimento importante non in sussidi ma "nella formazione e riqualificazione professionale continua, curando percorsi che accreascano conoscenze, competenze e attitudini utili a favorire nuova occupabilità".

Gli stati generali per l'Umbria dovrebbe essere divisi per tavoli tematici e i sindacati ne indicano alcuni:innovazione e ricerca: bandi, misure, fondi, interventi delle agenzie Sviluppumbria e Gepafin - crisi industriali: monitoraggio e verifica dello stato delle crisi, strumenti risorse azioni, attività della task force e delle Agenzie - Turismo: verifica dello stato dell’arte, analisi delle azioni e delle strategie in essere - Sistema dei bandi pubblici: la concorrenza sleale, il dumping contrattuale, l'illegalità - Servizi pubblici locali: il sistema delle partecipate e gli altri servizi, credito, energia, etc.

Un ruolo fondamentale per l'azione di Governo e di un nuovo piano strategico deve passare per un super assessora allo sviluppo economico: "Soggetto protagonista di questo percorso (ovviamente dopo le imprese) deve essere l’assessorato
regionale allo Sviluppo Economico, con le agenzie ad esso collegate, in particolare Sviluppumbria e Gepafin, che - nonostante il lavoro e l’impegno prodotto - non sono riuscite ad arginare le performance negative della regione e che quindi, a nostro avviso, devono rivedere e migliorare le proprie azioni, concentrandosi e riorganizzandosi su tre ambiti prevalenti, sui quali impegnare tutte le risorse e le competenze disponibili, ed acquisirne di nuove se ritenute strategiche e necessarie". La piccola e sempre più vecchia Umbria - con tasso di natalità ai minimi storici - o cambia aprendo a nuove sfide o scivolerà sempre di più verso la povertà e lo spopolamento perdendo anche il senso di essere regione. Che aspettiamo?
 

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