Polveriera Umbria, la crisi è infinita. Imprenditori e artigiani all'unisono: "A rischio un'altra fetta del sistema produttivo umbro"

Mentre altri territori nazionali hanno superato la crisi e stanno riconquistando Pil e occupazioni, in Umbria suonano tutti i giorni allarmi...ma le soluzioni non arrivano. Dal terremoto alla Perugia-Ancona, agli artigiani strozzati, al pubblico che non paga

L'Umbria è una polveriera che rischia di esplodere da un momento all'altro.  A differenza di altri territori, non si riesce a recuperare il terreno perduto in fatto di occupazione e ricchezza dal 2007 al 2014. Una polveriera perchè è forte il rischio di perdere un'altra parte del sistema produttivo regionale. L'ennesimo campanello d'allarme arriva da Confindustria, dalla Cna e dal Coordinamento dei creditori di Astaldi (Perugia-Ancona). Piccole e medie imprese che hanno investito ma che non riescono ad incassare dal pubblico e dal privato a riguardo di appalti su infrastrutture e servizi pubblici.

Le banche bussano alle loro sedi, la liquidità sta finendo,  gli stipendi non dati si accumula. Tutti elementi che possono portare al crac e ad ulteriore dissoccupazione. In Umbria il 90 per cento dell'occupazione privata è in mano alla micro e media impresa, agli artigiani e al commercio. L'Umbria è una polveriera che deve essere disinnescata per evitare una regione sempre più povera, sempre più anziana e con un tasso di fuga di braccia e cervelli in linea con le regione del Meridione. 

Se la drammatica situazione delle ditte sub-appaltatrici della Perugia-Ancona è nota e ben documentata dopo il blocco di lavoratori e imprenditori della strada che porta nelle Marche, arriva un nuovo pericoloso campanello d'allarme da Cna dell'Umbria: altre ditte sul punto di saltare se a breve non arriveranno i pagamenti per i lavori effettuati. La pubblica ammistrazione e le società contraenti gli appalti inviano molto a rilento o per niente gli assegni. 

“Negli ultimi mesi –  ha affermato Trottolini, responsabile Cna Costruzioni – tra i soggetti pubblici, i soggetti privati e i privati che gestiscono risorse pubbliche sembra essere tornata di moda la vecchia abitudine di allungare all’infinito i tempi di pagamento alle imprese che prestano servizi o realizzano opere e manufatti. Come se il pagamento del corrispettivo fosse un elemento secondario del contratto di appalto! Le più colpite, tanto per cambiare, sono le imprese dell’edilizia e dei trasporti, che lavorano per mesi anticipando soldi per l’acquisto delle materie prime e per gli stipendi ai dipendenti, salvo trovarsi con le casse vuote per il mancato pagamento delle proprie prestazioni, che nella stragrande maggioranza sono state effettuate a regola d’arte”.

Il rischio è quello che, con il mancato rispetto delle direttive europee sui tempi di pagamento, si possano perdere ulteriori pezzi del sistema produttivo umbro, già falcidiato da una crisi che, in dieci anni, ha visto sparire oltre 2mila imprese solo nell’edilizia.

Tornando a bomba sulla Perugia-Ancona, non sono arrivati i 40 milioni che devono prendere le aziende umbre dopo il concordato richiesto dall'Astaldi e il blocco dei cantieri. Sul fronte Governo e Quadrilatero tutto è immobile. Sono stati costretti a muoversi ancora una volta gli uomini e le donne del coordinamento creditori dell'Astaldi; hanno allertato i parlamentari umbri-marchigiani per fare pressioni sul Governo, la Regione, Astaldi e la Quadrilatero su pagamenti e accordi per riaprire senza intoppi i cantieri rimasti fermi.                              

Non solo la Perugia Ancona con i lavori fermi, ma il coordinamento dei creditori e le associazioni di categoria parlano anche di altri blocchoi tragici: "la ricostruzione delle principali infrastrutture viarie colpite dal terremoto da più di due anni è ancora solo una buona intenzione, e adesso si aggiunge la chiusura della E 45. In questa situazione invece di lavorare a combattere la profonda crisi economica e industriale dell’area dell’Appennino centrale addirittura si asseconda lo smantellamento di un pezzo dell’apparato industriale delle costruzioni portando al fallimento le più importanti aziende del territorio".

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Il Coordinamento dei creditori ha annunciato la decisione di inviare una formale richiesta di incontro al Presidente del Consiglio dei Ministri Conte ed ai Ministri Toninelli MIT e Di Maio MISE. I parlamentari hanno valutato in modo positivo le richieste del Coordinamento ed hanno manifestato la loro volontà di lavorare in modo unitario al fine di individuare le necessarie soluzioni: pagare i crediti pregressi vantati dalle imprese, definire regole nuove capaci di garantire davvero le imprese impegnate nei lavori, facilitare l'accesso al credito per superare questa fase difficile. Insomma devono fare pressioni per sbloccare una situazione difficile ma non ancora compromessa. Bisogna non fare presto, ma bisogna fare subito. 

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