L'Umbria nelle sabbie mobili dell'economia: in 20 anni siamo diventati il fanalino di coda. Dimezzato il portafoglio delle famiglie

Gli ultimi dati, secondo l'Ires Cgil, indica una triste realtà. Altro indicatore di un declino costante negli ultimi 10 anni. Il confronto con il resto d'Italia e area Ue

Sempre più poveri, sempre più giù nelle classifiche del Pil - "il portafoglio" dei singoli cittadini - non solo a livello nazionale ma di tutta l'area Ue. Gli ultimi dati, secondo l'Ires Cgil, indica una triste realtà: l'Umbria è  diventato il fanalino di coda d'Europa. Mario Bravi, presidente Ires Cgil Umbria, ha illustrato una serie di dati (fonte Bankitalia) relativi all'andamento del Pil procapite nel periodo 1999-2017, confrontando i risultati dell'Umbria non solo con quelli dell'Italia e di altre regioni, ma anche con alcuni Paesi europei quali Germania e Spagna.

Ne esce un quadro fortemente critico che evidenzia un distacco impressionante della nostra regione il cui rallentamento nel periodo preso in esame non ha paragoni: fatto 100 il pil procapite del 1999, nel 2017 quello della Germania è salito a 127 punti, quello dell'area Euro a 119, quello dell'Italia è tornato sostanzialmente ai livelli di partenza (100,2), mentre quello dell'Umbria è crollato a 84,8 punti. E anche le prospettive non sono incoraggianti se non si inverte la rotta: l’attività imprenditoriale ha un tasso di sviluppo caratterizzato da un ritmo piuttosto modesto (+0,1%), mantenendo e confermando un orientamento sostanzialmente stagnante. Il livello delle chiusure di attività è in lieve aumento (da 4.659 a 4.709).

Luci e ombre anche in chiave occupazione: l’offerta di lavoro in Umbria, in base alla rilevazione Istat sulle forze di lavoro, l’occupazione complessiva ha fatto registrare nel secondo trimestre del 2019 un incremento dell’1,6% corrispondente a circa 5mila e 600 posti di lavoro in più; tale aumento è interamente a carico della componente alle dipendenze (+3,6%) rispetto ad una contrazione del lavoro autonomo di intensità analoga, ma opposta al lavoro dipendente (-3,6%). Prosegue il lento riassorbimento della disoccupazione che, in un anno, scende di 4 decimi di punto posizionandosi all’8,6%.

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