L'azienda umbra che batte la crisi: 65 milioni di euro di fatturato e 173 dipendenti

La Molini popolari riuniti (Mpr), nella quale sono impiegati 173 dipendenti, chiude il 2018 con un bilancio di circa 65 milioni di euro di fatturato, un incremento del 2 per cento rispetto all’anno precedente

Una cooperativa agricola che cresce nonostante la crisi. La Molini popolari riuniti (Mpr), nella quale sono impiegati 173 dipendenti, chiude il 2018 con un bilancio di circa 65 milioni di euro di fatturato, un incremento del 2 per cento rispetto all’anno precedente. Di questo, degli obiettivi strategici e dei programmi di sviluppo delle aree di mercato di riferimento, si è parlato nel corso della giornata seminariale tenutasi giovedì 10 gennaio ‘Alla Posta dei Donini’ di San Martino in Campo, dal titolo ‘La distintività cooperativa nella politica commerciale della Molini popolari riuniti’, cui hanno partecipato i 22 agenti della rete commerciale che operano nel settore della panificazione, mangimistica, molitoria, delle rivendite e degli allevamenti. Presenti, inoltre, il presidente di Mpr Dino Ricci, il vicepresidente Edoardo Bartoccini e i direttori d’area Paolo Minelli e Giancarlo Mancini.

“Abbiamo fatto investimenti importanti nel settore industriale in questi anni – ha dichiarato Ricci –, nell’impianto mangimistico di Pierantonio, in quello molitorio di Amelia e nei panifici di Umbertide e Corciano, che sono stati ristrutturati. Fatti gli investimenti strutturali, è il momento di investire sul piano gestionale per ottimizzare e far crescere le varie attività”. “Per fare questo – ha continuato Ricci –, i nostri agenti, a prescindere dal prodotto che vendono, devono ‘vendere’ e trasmettere i valori della Molini popolari riuniti. Un’impresa non assimilabile all’impresa privata, una cooperativa con una propria eticità in cui gli utili sono il mezzo e non il fine. Questi vengono reinvestiti per valorizzare le produzioni di soci e garantire il controllo e la sicurezza della filiera al fine di tutelare la salute dei consumatori. In questo risiede la nostra distintività”.

“Nel settore della panificazione – ha commentato Minelli – avevamo un obiettivo ambizioso e lo abbiamo raggiunto: 11,5 milioni di fatturato, 70mila quintali di pane anche se il dato in quintali comincia ad essere un dato che rappresenta poco l’effettiva modificazione dell’area pane, in quanto oggi è più consono parlare di pezzi. Rispetto all’anno scorso abbiamo aumentato i pezzi del 30 per cento, raggiungendo i 6 milioni di pezzi in più prodotti e commercializzati. Nonostante i dati Nielsen ci dicono che il consumo medio di pane delle famiglie italiane è passato da 150-160 grammi a 90 grammi pro capite, noi abbiamo avuto una crescita di produzione dell’8-9 per cento. Il cliente finale si orienta anche verso prodotti salutisti, bio, fatti con farine speciali o antichi grani, ed è per questo che noi investiamo anche in sperimentazione, ricerca e sviluppo. Difatti abbiamo lanciato anche un nuovo marchio, Pan day, riservato a un prodotto a più lunga conservazione, che affiancherà quelli storici Pane di Ellera e Le 5spighe, che fanno riferimento a un prodotto più fresco”.

“Il 2018 – ha spiegato Mancini – è stato un anno positivo nel settore mangimistico dove abbiamo raggiunto l’obiettivo di un milione di quintali di mangime prodotto, mantenendo le politiche commerciali adottate in questi anni, e nel settore molitorio, dove grazie ai contratti di filiera ci siamo pregiati del 100 per cento grano italiano ed abbiamo aumentato la produzione del 30 per cento. Inoltre, nel corso del 2018 abbiamo introdotto tre nuovi marchi commerciali, linea Bio per tutti gli utenti che hanno fatto la scelta del biologico, Linea Q4 per tutti i clienti attenti al benessere animale e linea Jolie per gli hobbisti che si dedicano all’ornitologia. Per il 2019 ci poniamo come obiettivo un incremento ulteriore delle produzioni, ampliando le zone di vendita e inserendo anche nuovi agenti commerciali nel centro Italia in tutti i settori di attività.

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