C'è una fetta importante di giovani umbri che a causa della crisi e della disoccupazione ha deciso di non cercare neanche più un impiego. Gli sfiduciati sono il 15 per cento. Il dramma è stato rilevato dalla Camera di Commercio di Perugia che ha condotto una inchiesta sulle imprese e sul tessuto sociale a 360 gradi. In Umbria il tasso disoccupazione ha toccato quota 7,2 per cento, oltre il doppio quello dei giovani tra i 18 e 35 anni. Altri 1550 posti di lavoro si perderanno nel corso di quest'anno, poi nel 2003 sarà la volta della ripresina con la crescita del Pil regionale di un punto.
L'allarme dei giovani sfiduciati ha fatto chiedere alle istituzioni da parte del presidente della Camera di Commercio Giorgio Mencaroni "nuovi percorsi formativi più spendibili nel mondo del lavoro. Occorre riavvicinarli ai mestieri ed alle professioni tecniche". Per gli studenti in genere invece il percorso è quello del potenziamento dell'alternanza scuola-lavoro e la promozione di tirocini all'estero.
Qualche segnale positivo arrivano sia dalla green economy (sono 4.000 le imprese che negli ultimi quattro anni hanno investito in prodotti e tecnologie ''verdi'') che dal turismo con i visitatori stranieri aumentati del 23,5 per cento nel 2011.
In segno positivo anche la vendita all'estero del made in Umbria, ma resta una quota residuale dato che le imprese locali sono troppo piccole e poco specializzate nell'higt-tech da non riuscire a stregare il mercato internazionale. La ricerca inoltre della Camera di Commercio boccia il Governo Monti in fatto di crescita: sono le troppe tasse a non far crescere le imprese e non la mancata flessibilità del mercato del lavoro (vedi l'articolo 18).
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